Sempre meno Fondi di Finanziamento per le Università Statali Italiane

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Le università statali finanziano lo svolgimento della propria attività e quindi coprono i loro costi con le tasse universitarie, con le donazioni e con il Fondo di Finanziamento Ordinario, in sigla FFO.

Il Fondo di Finanziamento Ordinario è diventato la fonte principale per coprire i costi per le università in Italia. L’assegnazione di tale fondo viene ripartita su tutte le università statali in base ai dei criteri quantitativi e qualitativi, dove però il peso maggiore è dato a quelli quantitativi.

Negli ultimi anni però si è verificato una riduzione del Fondo di Finanziamento in termini nominali e reali se si tiene conto anche del tasso di inflazione. Se nel 2008 il Fondo di Finanziamento era di quasi 7,3 miliardi di Euro, nel 2015 è sceso al 6,3 miliardi di Euro.

In confronto al 2014, 32 Università statali hanno visto una riduzione di tale fondo e in solo 28 si è verificato un aumento. L’aumento maggiore si è verificato in Catanzaro con 9.70% rispetto al 2014. Al secondo posto troviamo sempre un’università del sud, la Napoli Parthenope con 7.10%. Il terzo posto è occupato dal Bergamo e il quarto posto da Napoli L’Orientale. Invece, nel quinto posto abbiamo Chieti e Pescara.

Se si confrontano i dati sul Fondo di Finanziamento delle università statali italiane del 2015 con quelli del 2008, la situazione è più grave. Solo otto università hanno ricevuto maggiori fondi, invece in 52 i fondi si sono ridotti. L’aumento maggiore è avvenuto a Bergamo con 11.40%. Al secondo posto troviamo Torino Politecnico con 7.30% e al terzo posto l’Aquila con 5.40%. Una crescita del Fondo di Finanziamento hanno avuto anche Milano Bicocca, Roma Foro Italico, Insubria, Venezia Ca’ Foscari e Chieti e Pescara.

In tutte le altre università si è verificato una riduzione dei fondi. Il record è a Messina con una riduzione del 31.40% dei fondi, seguito da Palermo con una riduzione del 30.40%, Catania 28.70%, Cagliari 27.10% e Lecce 26%.

Se il confronto viene effettuato in termini lordi, l’università che riceve i maggiori fondi di finanziamento è Roma la Sapienza con 465 milioni di Euro, seguito da Bologna con 358 milioni di Euro e da Napoli Federico II con 317 milioni di Euro. All’ultimo posto troviamo Siena con solo 8 milioni di Euro.

RankAteneoFondi 2015 in milioniDifferenze in % rispetto al 2014Differenze in % rispetto al 2008
1Roma La Sapienza465-1,7%-25,2%
2Bologna368-0,4%-8,6%
3Napoli Federico II317-0,8%-23,2%
4Padova270-1,5%-8,8%
5Milano2590,3%-8,2%
6Torino2441,8%-7,0%
7Firenze222-0,4%-16,0%
8Palermo192-1,8%-30,1%
9Milano Politecnico1921,2%-6,2%
10Pisa184-7,0%-16,7%
11Bari176-1,0%-23,1%
12Genova163-1,7%-18,6%
13Catania158-1,7%-28,7%
14Roma Tor Vergata145-0,8%-3,7%
15Messina139-1,0%-31,4%
16Perugia126-1,7%-23,4%
17Torino Politecnico1233,5%7,3%
18Pavia116-0,3%-11,8%
19Milano Bicocca1162,9%3,3%
20Parma1140,8%-17,5%
21Napoli II1131,3%-22,1%
22Roma 31130,7%-13,6%
23Salerno111-0,5%-10,1%
24Cagliari110-0,6%-27,1%
25Siena103-1,7%-13,0%
26Verona930,7%-3,2%
27Calabria92-0,4%-11,9%
28Modena e Reggio Emilia880,5%-7,4%
29Trieste86-1,8%-24,1%
30Chieti e Pescara865,2%0,2%
31L’Aquila730,7%5,4%
32Ferrara73-0,5%-7,1%
33Udine72-1,7%-6,5%
34Lecce72-0,9%-26,0%
35Venezia Ca’ Foscari700,8%0,6%
36Marche Politecnico692,0%-8,9%
37Sassari67-1,7%-24,3%
38Brescia660,9%-5,3%
39Urbino Carlo Bo’452,7%-14,0%
40Piemonte Orientale452,3%-3,0%
41Bergamo416,6%11,4%
42Insubria402,5%1,5%
43Bari Politecnico370,0%-18,3%
44Foggia370,9%-6,4%
45Napoli Parthenope367,1%-1,5%
46Macerata36-1,7%-5,1%
47Camerino35-0,6%-6,3%
48Tuscia35-0,3%-12,6%
49Catanzaro349,7%-6,5%
50Napoli L’Orientale306,1%-18,6%
51Basilicata29-1,8%-21,8%
52Cassino29-1,8%-20,6%
53Molise28-0,1%-9,3%
54Reggio Calabria27-1,7%-13,8%
55Venezia Iuav27-0,9%-23,8%
56Teramo25-1,1%-12,5%
57Benevento Sannio212,2%-3,8%
58Roma Foro Italico120,3%1,6%
59Perugia Stranieri120,2%-6,6%
60Siena Stranieri82,4%-0,4%

In conclusione, si può dire che la situazione sarebbe peggiore se si tiene conto anche del tasso di inflazione e quindi il confronto avviene in termini reali e non solo nominali. Questi minori fondi sicuramente si tradurranno in minori servizi e maggiori costi per i studenti e probabilmente anche minore qualità

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