La maggior parte dei piccoli risparmiatori non ha mai impiegato i propri risparmi in investimenti alternativi, preferendo quelli tradizionali come le azioni e le obbligazioni.

Gli investimenti alternativi hanno una bassa correlazione con il benchmark dei mercati azionari e obbligazionari, alta potenzialità di rendimento se paragonata con gli investimenti tradizionali e una maggiore volatilità dei ritorni.

Uno degli investimenti alternativi preferiti da una certa categoria di investitori sono anche le opere d’arte, il cui prezzo varia da decine di euro fino a milioni di euro. Le opere d’arte, come qualsiasi altro investimento alternativo, permettono di ottimizzare la diversificazione del portafoglio di investimento, soprattutto se si è in presenza anche di investimenti tradizionali. Ciò porta alla massimizzazione del rendimento a parità di rischio oppure alla minimizzazione del rischio a parità di rendimento.

Per chi vuole investire in opere d’arte, ha la possibilità di scegliere fra diversi canali di entrata come ad esempio:

  • Le gallerie. Rappresentano il mercato primario e nel loro portafoglio hanno un numero elevato di artisti a cui vendono e promuovono le opere.
  • Le aste. Rappresentano il mercato secondario, in cui collezionisti vendono ad altri collezionisti. Le più famose aste spettano a Christie’s e Sotheby’s.
  • Le fiere. Servono come barometro sulla situazione attuale del mercato dell’arte e rappresentano un evento sociale importante. Tra le fiere più famose possiamo menzionare The European Fine Art Foundation (TEFAF), Maastricht Art Fair, Art Basel e Frieze Art Fair.
  • Gli Art Funds. Sono dei fondi che raccolgono denaro dagli investitori per investire e creare collezioni di opere d’arte. Tale investimento comporta dei vantaggi per gli investitori perché si può avere accesso al know-how specializzato e una buona diversificazione grazie alla varietà delle opere d’arte.
  • La compravendita tra privati. Si tratta di un altro canale che in alcuni casi viene preferito per una serie di motivi.
  • L’investimento in azioni che operano nel settore dell’arte. Si tratta di un investimento indiretto in arte e caratterizzato da una maggiore liquidità.

Confronto dell’investimento in opere d’arte con l’investimento in azioni

Spesso, chi investe in azioni in borsa non investe in opere d’arte e chi investe in opere d’arte non investe in azioni in borsa. Se si vuole ottimizzare il portafoglio di investimento, la cosa migliore sarebbe quello di creare un portafoglio che contiene al suo interno sia investimenti tradizionali, sia investimenti alternativi.

In questo lavoro non sarà analizzato il caso dell’investitore che ha creato un portafoglio diversificato con investimenti tradizionali e alternativi, ma si metterà a confronto l’investitore che investe in solo azioni con l’investitore che investe in solo opere d’arte. Il primo investitore, si suppone che, ha investito nel S&P 500, che è l’indice rappresentativo del mercato azionario statunitense, dal 01/01/1998 fino al 01/04/2018. Invece, il secondo, si suppone, che nello stesso periodo di tempo, ha investito nel Global Art Index oppure in altri indici d’arte di categoria.

Per effettuare il confronto delle performance degli indici, come indicatori, saranno utilizzati il rendimento totale del periodo di riferimento, il rendimento annuale, la volatilità annuale e l’indice di Sharpe. Inoltre, tutti gli indici sono stati convertiti con base 100, in modo tale, che si possa vere un confronto più chiaro dell’andamento nel periodo di tempo considerato.

In questi vent’anni il Global Art Index e la maggior parte degli indici d’arte di categoria hanno avuto un andamento positivo, tranne l’Old Master Index e il 19th Century Index, quindi, in media chi ha investito negli indici che hanno avuto un andamento positivo o nelle opere d’arte che compongono questi indici ha realizzato un guadagno.

Anche l’indice S&P 500 ha avuto un andamento positivo nel periodo di tempo che va dal 01/01/1998 fino al 01/04/2018. Se dal 1998 fino agli inizi del 2009 l’indice ha avuto un andamento con alti e bassi, dal 2009 in poi la crescita è stata consistente. Anche in questo caso, in media, chi ha investito in questo indice oppure ha investito nelle azioni che compongono questo indice ha realizzato un guadagno.

Facendo riferimento al rendimento totale risulta che chi ha investito nel S&P 500 ha raddoppiato il suo capitale in questi 20 anni, con una media del 5% annuo. Chi ha investito nel Drawings Index, nonostante ha assunto lo stesso rischio di chi ha investito nel S&P 500, ha guadagnato di meno, solo il 72%.

Invece, chi ha investito nel Global Art Index, di fronte ad un rischio elevato, ha realizzato un guadagno del 35% in 20 anni, con una media del 2% annuo. Peggio di tutti hanno fatto 19th Century Index che ha perso 35% in vent’anni e Old Masters Index che ha perso addirittura il 45%.

Rendimento totale

Rendimento annuale

Volatilità annuale

Indice di Sharpe

S&P 500

1,01

0,05

0,28

0,04

Drawings

0,72

0,03

0,28

-0,01

Post War

0,69

0,03

0,19

-0,02

Contemporary

0,59

0,03

0,28

-0,03

Photographs

0,39

0,02

0,27

-0,07

Global Art Index

0,35

0,02

0,43

-0,05

Prints

0,34

0,02

0,15

-0,13

Sculptures

0,19

0,01

0,18

-0,15

Paintings

0,19

0,01

0,15

-0,19

Modern

0,07

0,00

0,15

-0,23

19th Century

-0,35

-0,02

0,20

-0,26

Old Masters

-0,45

-0,02

0,28

-0,21

Confrontando l’indice di Sharpe, che è un indicatore di performance corretta per il rischio, risulta che l’unico che ha un indice di Sharpe positivo è S&P 500, invece tutti gli altri indici hanno un valore negativo. Addirittura, chi ha investito in arte, assumendo un rischio maggiore, ha realizzato un rendimento minore rispetto al tasso di interesse risk free.

Conclusione

Da questo analisi è emerso che, in media, chi ha investito in azioni in borsa nel periodo di tempo considerato, che va dal 01/01/1998 fino al 01/04/2018, ha realizzato delle performance migliori rispetto a chi ha investito in opere d’arte.

Chi ha investito in opere d’arte, in media, ha guadagnato meno anche rispetto a chi ha investito in titoli di stato statunitensi.

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