Investire in borsa da solo non è facile, ma neppure impossibile. Si tratta di un lavoro come tutti gli altri, che si può svolgere a tempo pieno oppure nel tempo libero e per farlo con successo è necessario studiare tanto.

Non tutti, però, hanno il tempo necessario e la voglia di mettersi a studiare argomenti, spesso, non facili. Chi è digiuno di finanza e che vuole investire i propri risparmi nei mercati finanziari non conviene fare da solo, perché sicuramente perderà soldi.

Negli ultimi anni, molti risparmiatori hanno perso soldi, investendo in prodotti molto rischiosi e non adatti al loro profilo di rischio. Questi prodotti, nella maggior parte dei casi, sono stati venduti da dipendenti bancari e promotori finanziari in conflitto di interesse. In alcuni casi questi dipendenti e promotori finanziari non hanno avuto neanche una adeguata preparazione in ambito finanziario, perché anche loro hanno acquistato o fatto acquistare ai propri famigliari questi prodotti caratterizzati da un rischio elevato, ma da un rendimento bassissimo.

Dal 31 gennaio 2007 al 2 gennaio 2018 fu in vigore la direttiva MiFID o Markets in financial instruments directive (2004/39/EC) che avevo come obiettivo quello di disciplinare i mercati finanziari dell’Unione europea. Come hanno mostrato i fatti, questa direttiva non fu sufficiente a tutelare i piccoli risparmiatori, i quali, spesso, furono consigliati o obbligati dai dipendenti bancari e promotori finanziari ad acquistare prodotti finanziari molto rischiosi e non adatti al loro profilo di rischio.

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Come la MiFID II intende tutelare chi investe in borsa

Dal 3 gennaio 2018 è entrata in vigore in tutta l’Unione la nuova direttiva MiFID II (2014/65/EU) che, insieme alla MiFIR o Markets in financial instruments regulation (regolamento EU n. 600/2014) ha preso il posto della precedente regolamentazione europea.

La MiFID II ha come obiettivo lo sviluppo di un mercato unico dei servizi finanziari in Europa, nel quale siano assicurate la trasparenza e la protezione degli investitori. Sono previste varie disposizioni che, in quanto ispirate al dovere di agire nel miglior interesse del cliente, garantiscono una corretta informazione per gli investitori, si occupano dei potenziali conflitti di interesse tra le parti e richiedono un’adeguata profilatura del risparmiatore. Alcune delle principali novità che la MiFID II ha apportato in tema di prestazione dei servizi di investimento sono quelli relativi alla consulenza, alla governance del prodotto e agli agenti collegati.

Consulenza. La MiFID II innova significativamente la materia, introducendo il nuovo concetto di consulenza su base indipendente. Le imprese di investimento sono pertanto chiamate a:

  • Specificare al cliente se la consulenza è prestata su base indipendente o meno.
  • Specificare al cliente se la consulenza è basata su un’analisi del mercato ampia o più ristretta delle varie tipologie di strumenti finanziari.
  • Fornire ai clienti la valutazione periodica dell’adeguatezza degli strumenti finanziari raccomandati.

Alla base del servizio di consulenza resta sempre quel fondamentale presidio di tutela dell’investitore che è rappresentato dalla valutazione di adeguatezza. Tale valutazione si basa, anzitutto, sulla raccolta di una serie di informazioni sul cliente che riguardano:

  • Le sue conoscenze ed esperienze in materia di investimenti riguardo al tipo di specifico di prodotto o servizio.
  • La sua situazione finanziaria, tra cui la capacità di sostenere eventuali perdite.
  • I suoi obiettivi di investimento, inclusa la tolleranza al rischio.

Governance del prodotto. La MiFID II introduce una serie di requisiti organizzativi applicati ai rapporti tra produttori e distributori di strumenti finanziari. I produttori sono chiamati a definire e applicare un processo di approvazione per ogni strumento finanziario prima della sua commercializzazione o distribuzione alla clientela. Dal canto loro, i distributori sono tenuti a contribuire all’implementazione di strategie distributive appropriate rispetto alle caratteristiche del mercato target.

Agenti collegati. L’agente collegato è persona fisica o giuridica che, sotto la piena e incondizionata responsabilità di una sola impresa di investimento  per  conto  della  quale  opera,  promuove  servizi  di  investimento  e/o  servizi  accessori  presso  clienti  o potenziali clienti, riceve e trasmette le istruzioni o gli ordini dei clienti riguardanti servizi di investimento o strumenti finanziari,  colloca  strumenti  finanziari  o  presta  consulenza  ai  clienti  o  potenziali  clienti  rispetto  a  detti  strumenti  o servizi  finanziari.

In Italia questa figura è riconducibile al consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (che, come tale, è persona fisica). La legislazione nazionale non prevede invece l’agente collegato italiano in forma di persona giuridica. L’Italia è quindi l’unico in Europa a non ammettere entrambe le forme di agente collegato.

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È sufficiente la MiFID II per assicurare la trasparenza e la protezione?

Le normative vengono sempre introdotte dopo il verificarsi degli eventi negativi in larga massa e non riescono quasi mai a fermare completamente il verificarsi di questi eventi negativi. La cosa migliore sarebbe quello di prevenire gli eventi negativi, piuttosto che curarli.

Considerando che MiFID II è stato annunciato anni fa ed è entrato in vigore solo nel 2018 questo fa mettere in dubbio l’efficacia di questa normativa. A chi non li è interessato mai la trasparenza e la tutela dei piccoli risparmiatori ha avuto modo di adeguarsi prima dell’entrata in vigore della normativa e trovare nuovi canali per aggirarla.

Ne MiFID II, ne nessuna altra normativa non può essere sufficiente a garantire la trasparenza e la protezione degli investitori. Quello che serve è una maggiore educazione finanziaria per tutti ed è la scuola che deve costituire il canale privilegiato per veicolare iniziative, conoscenze e competenze di educazione finanziaria.

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Come tutelarsi quando si è digiuno di finanza

La cosa migliore per chi è digiuno di finanza sarebbe quella affidare i propri risparmi a consulenti finanziari indipendenti e che hanno una preparazione ed esperienza adeguata. Non avendo, in questo caso, le conoscenze necessarie non si riesce mai a fare una scelta ottimale del consulente.

Per scegliere il consulente finanziario non si deve basare sul consiglio di un amico o di un parente e neppure sui rendimenti passati, ma serve altro ed è per questo che è fondamentale studiare e non rimanere digiuno di finanza.

Solo studiando si riesce a proteggere i propri risparmi da persone in conflitto di interesse e/o senza una adeguata preparazione in ambito finanziario e si riesce ad avere un ritorno positivo sull’investimento.

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