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cfd trading contratto per differenzaNegli ultimi anni sono aumentati i broker che offrono la possibilità agli investitori privati la possibilità di investire in alcune tipologie di strumenti derivati Over the Counter, come i cosiddetti Contratti per Differenza, in inglese Contract for Difference (CFD).

Si tratta di un prodotto finanziario nato nei primi anni 90 e inizialmente offerto solo agli Hedge funds e agli investitori istituzionali, i quali utilizzarono questi prodotti al fine di proteggere la propria esposizione azionaria sul London Stock Exchange.

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Attualmente, i CFD sono disponibili in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Germania, Svizzera, Italia, Singapore, Sudafrica, Australia, Svezia, Francia, Irlanda, Giappone e Spagna. Invece, negli USA i CFD non sono permessi a seguito delle restrizioni imposte dalla US Securities and Exchange Commission relative agli strumenti finanziari OTC.

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Prima di investire in questa tipologia di strumenti finanziari è fondamentale capire ed analizzare questi prodotti.

Cosa sono i CFD

I Contratti per Differenza, comunemente conosciuti come CFD, sono strumenti finanziari derivati, il cui valore dipende dall’andamento di un altro strumento di riferimento che ad esempio può essere una valuta, un indice, un titolo azionario, un titolo obbligazionario, una materia prima ecc. I CFD consentono di assumere sia posizioni Long, sia posizioni Short.

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Si tratta di uno strumento che consente di investire a margine, cioè investire solo una parte del controvalore dell’operazione. Normalmente si investe solo tra il 10% e il 20% del valore dell’operazione, a seconda del tipo dello strumento scambiato e della sua volatilità. Con l’acquisto del CFD l’investitore non ottiene la proprietà del sottostante ma si crea una posizione sintetica che replica l’andamento del sottostante stesso.

Il trading con i CFD avviene tra singoli investitori e i broker che offrono tale servizio. Non essendo standard i contratti per i CFD, ogni broker può determinare i propri, anche se in linea generale tutti tendono ad avere alcuni punti comuni.

Chi sono i Gestori dei CFD

I gestori dei CFD sono dei intermediari finanziari che producono i CFD e gestiscono il loro trading. Nel gestire tutto questo, i Gestori dei CFD utilizzano principalmente due modelli che possono avere conseguenze sul prezzo degli stessi strumenti in questione. Questi modelli sono:

  • Il Market Maker. Si tratta del modello più comune in cui il gestore di CFD decide il prezzo per il CFD sullo strumento sottostante e raccoglie tutti gli ordini all’interno del proprio pacchetto. Il gestore può comprare o vendere direttamente sui mercati finanziari il sottostante stesso, ma può anche controbilanciare una posizione di ribasso di un cliente con una di rialzo di un altro cliente. Questo permette al gestore di CFD grande flessibilità su prodotti e le tempistiche di trading, ma allo stesso tempo porta che il prezzo del CFD non corrisponde a quello dello strumento sottostante.
  • Il Direct Market Access. Si tratta di un modello creato per risolvere il problema che nasce nel modello del Market Maker, ossia che il prezzo del CFD non corrispondesse a quello dello strumento sottostante. In questo modello il gestore di CFD garantisce una concreta contrattazione nel mercato sottostante al fine di far combaciare gli ordini di CFD uno a uno. Attraverso questa procedura c’è una corrispondenza tra il prezzo del CFD e lo strumento sottostante. Questo modello viene di solito usare per alcune tipologie di strumenti finanziari sottostanti come ad esempio le azioni. Questo modello comporta costi più elevati, dal momento che i gestori di CFD non hanno accesso ad economie di scala e devono coprire le spese delle transazione di scambio.

I costi dell’investimento in CFD

L’investimento in CFD è caratterizzato da una serie di costi che si devono tenere conto quando si decide di ricorrere a questa tipologia di strumento derivato. I costi sono:

  • Il tasso di interesse applicato al finanziamento. Quando si investe ai margini, il broker in pratica ti fornisce un prestito che è dato dalla tra il controvalore dell’operazione e il margine versato.
  • Lo spread. Si tratta della differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita ed è una commissione implicita a favore del broker essendo un market maker.
  • Costo di mantenimento. Si tratta di una commissione che può essere applicata per le posizioni mantenute aperte nel conto alla fine della giornata.
  • Costo sull’accesso in tempo reale dei mercati finanziari. Si tratta di un costo, nel caso in cui un investitore che investe in un CFD che ha come sottostante un titolo azionario, vuole avere accesso in tempo reale anche ai dati sull’andamento del titolo in Borsa.
  • Costo di inattività per conti dormienti. Si tratta di una commissione che viene applicata ai conti degli investitori che non fanno trading per un determinato periodo di tempo.

La lista dei costi non può essere considerata esaustiva, perché ogni broker può applicare altre commissioni, quindi è necessario verificare tutti i costi prima dell’investimento per non trovarsi davanti a brutte sorprese.

I rischi dell’investimento in CFD

Oltre ai rischi, diciamo tradizionali, derivanti dall’andamento del sottostante, un investitore che investe in CFD deve tenere conto anche ad ulteriori rischi, che sono:

  • Il rischio derivante dall’effetto leva. Nonostante si investe solo una percentuale del controvalore dell’operazione eventuali guadagni, ma soprattutto eventuali perdite saranno calcolate su questo controvalore e non sul margine versato.
  • Il rischio di perdere più del capitale investito. Questo comporta teoricamente che in situazioni di elevata volatilità di perdere anche più del capitale investito, ma in genere i broker che offrono questi prodotti, danno la possibilità al trader di fissare anche dei Stop Loss per non perdere oltre al capitale versato.
  • Il rischio derivante dall’investimento in un mercato OTC. Uno strumento finanziario che viene scambiato in un mercato OTC, non ha le stesse caratteristiche e i stessi requisiti di ammissione e negoziazione che ha uno strumento scambiato in un mercato regolamentato. Nel caso dei CFD è il broker che decide le caratteristiche del prodotto, che fa da market maker e quindi decide i prezzi di acquisto e di vendita. Inoltre il broker non è obbligato a sottostare a regole di trasparenza, come sarebbe avvenuto in un mercato regolamentato.
  • Il rischio di controparte. Un altro rischio che l’investitore può avere investendo in questa tipologia di strumento è quello che il broker non adempia, entro i termini stabiliti, ai propri obblighi contrattuali.

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Vantaggi dell’investimento in CFD

L’investimento in CFD, nonostante gli elevati rischi che comporta, può portare dei vantaggi per un investitore, tra cui possiamo menzionare:

  • Fare trading sia quando i mercati sono al rialzo, sia quando sono al ribasso.
  • Fare trading ai margini e quindi avere la possibilità di amplificare i guadagni (come anche le perdite).
  • L’assenza di un’imposta di bollo.

Come nel caso della lista dei costi dell’investimento in CFD, anche la lista dei vantaggi non può essere considerata esaustiva.

Conclusioni finali

In conclusione si può dire che il trading in CFD è molto più rischioso rispetto ad un investimento in cui si investe direttamente nel sottostante e non è adatto a qualsiasi investitore. Serve una ottima preparazione e servono le informazioni e i strumenti necessari per analizzare questo strumento di investimento.

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