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bailin banche crisi prelievo forzosoLa normativa relativa alla gestione delle crisi nel sistema finanziario si sta arricchendo sempre di più con nuovi strumenti. Nel giro di poco più di un anno sono entrate in vigore nuove regole per i salvataggi bancari e una nuova gerarchia dei soggetti chiamati in causa per salvare una banca in dissesto finanziario.

Come venivano gestite le banche in crisi fino al 2015

Dall’inizio della crisi finanziari ed economica iniziata nel 2007 fino al 2014, secondo la BCE, i paesi europei hanno speso più 800 miliardi di Euro per salvare le banche europee dal fallimento. Ciò ha portato un aumento rilevante dei debiti pubblici ed un allocazione delle risorse finanziarie da parte dei governi in modo non efficiente e non efficace. I soldi dei contribuenti non sono stati usati a migliorare la vita dei contribuenti, ma sono stati usati per altri motivi, salvare le banche dal fallimento per cercare di ridurre gli effetti negativi che potevano derivare dal loro fallimento. Oltre all’aumento del debito pubblico, oltre ad un utilizzo non efficiente ed efficacie dei loro soldi da parte dei governi, i contribuenti hanno dovuto sopportare anche le dure misure di austerità per evitare che i bilanci pubblici esplodessero.

Tranne che in rari casi, i contribuenti europei hanno pagato un conto molto salato per salvare le banche europee dalla loro cattiva gestione e dal mancato controllo da parte delle autorità competenti.

Tutto ciò portò la necessita di introdurre dei cambiamenti nella normativa sui salvataggi delle banche in crisi. I primi cambiamenti furono introdotti già agli inizi del 2015.

Nel 1 gennaio 2015 entrò in vigore la direttiva europea BRRD, ossia Bank Recovery and Resolution Directive, che introduceva in tutti i Paesi europei regole analoghe per gestire le crisi bancarie. Per realizzare tutto ciò, in ogni paese si dovevano istituire delle autorità di risoluzione delle banche in crisi. Tale compito fu assegnato alle banche centrali nazionali.

Come saranno gestite le banche in crisi dal 2016

Dal 1 gennaio 2016 è entrata in vigore anche quella parte del BRRD, relativa al coinvolgimento dei privati nelle crisi bancarie, la cosiddetta Bail-in. Ad ogni Banca centrale, nel caso italiano la Banca d’Italia, sono attribuiti i poteri che riguardano la pianificazione della gestione delle crisi, l’intervento e la gestione della fase di risoluzione.

L’obiettivo principale è quello di accollare tutti i costi delle crisi bancarie sugli investitori privati piuttosto che sui contribuenti. Quindi non sarà più lo stato a salvare le banche, ma saranno una parte dei stakeholders a sostenere i costi.

Prima di capire il significato del Bail-in è necessario capire la fase della risoluzione della banca in crisi e i strumenti per gestirla.

La fase della risoluzione della banca in crisi

Con il termine di risoluzione, si intende il processo di ristrutturazione di una banca, con lo scopo di evitare interruzioni nei servizi principali ed essenziali bancari, come i depositi e i pagamenti. Per avviare la fase di risoluzione da parte delle autorità competenti, nel caso italiano la Banca d’Italia, devoto essere soddisfate tre condizioni:

  • La prima condizione è che la banca sia in dissesto oppure a rischio di dissesto. Une esempio può essere quello di una banca che ha azzerato o quasi il suo capitale
  • La seconda condizione è che le misure come gli aumenti di capitale sono insufficienti ad evitare il dissesto
  • La terza condizione è che la liquidazione ordinaria della banca non permetterebbe di salvaguardare la stabilità finanziaria del sistema e di proteggere depositanti e clienti

Nel caso in cui non si ricorre alla risoluzione, l’alternativa può essere quella della liquidazione della banca.

Gli strumenti per la risoluzione della banca in crisi

Durante la fase di risoluzione della banca in difficolta, i strumenti a disposizione da parte delle autorità competenti, nel caso italiano la Banca d’Italia, sono tanti, tra cui possiamo menzionare:

  • La vendita di una parte delle attività a un acquirente privato
  • Il trasferimento temporaneo delle attività e delle passività al Bridge Bank, costituito e gestito dalle autorità competenti per proseguire le funzioni più importanti, fino alla vendita
  • Il trasferimento delle attività deteriorate a un veicolo, detto Bad Bank, costituito per la gestione della fase della liquidazione
  • L’applicazione del Bail-in, ossia la svalutazione delle azioni e dei crediti degli investitori privati

Il ricorso al Bail-in avviene solo nel caso in cui gli altri strumenti non possono risolvere il problema. Anche l’intervento da parte dello stato non viene escluso. Infatti, lo stato può intervenire solo in caso di circostanze straordinarie, e comunque solo dopo che i costi della crisi siano ripartiti con gli azionisti e i creditori attraverso l’applicazione di un Bail-in almeno pari all’8 per cento del totale delle passività della banca.

Lo strumento del Bail-in per gestire le banche in crisi

Con il termine Bail-in si intende un strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca. Quindi Bail-in è un salvataggio interno, ossia da parte di alcuni dei stakeholders della banca, e questo lo differenzia dal Bail-out che è un salvataggio di tipo esterno, come ad esempio da parte dello stato.

Chi rischia se viene utilizzato lo strumento del Bail-in per gestire le banche in crisi

L’utilizzo dello strumento del Bail-in per gestire le banche in difficolta non tocca tutti i stakeholders nello stesso modo. La penalizzazione sarà secondo la seguente gerarchia di rischio:

  • I primi ad essere penalizzati saranno gli azionisti della banca in crisi
  • I secondi saranno i detentori di obbligazioni subordinati
  • I terzi saranno creditori chirografari, come i detentori di obbligazioni senior
  • I quarti saranno le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di conti correnti in quella banca per un importo superiore a 100 mila Euro
  • L’ultimo sarà il Fondo Interbancario di Garanzia dei Depositi, che contribuisce al Bail-in al posto dei depositanti al di sotto dei 100 mila Euro

In altre parole, gli investitori che detengono nel loro portafoglio, strumenti finanziari più rischiosi saranno anche quelli più penalizzati.

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Chi NON rischia se viene utilizzato lo strumento del Bail-in per gestire le banche in crisi

Anche se viene utilizzato lo strumento del Bail-in per gestire le banche in crisi, ci sono alcune categorie di stakeholders che non vengono penalizzati. Le categorie che non vengono penalizzati sono:

  • I depositanti, per importi fino a 100 mila Euro
  • I detentori di passività garantite, inclusi i Covered bond e altri strumenti garantiti
  • I detentori di cassette di sicurezza
  • I detentori di titoli detenuti in un conto apposito
  • I detentori di debiti commerciali e fiscali, purché privilegiati dalla normativa fallimentare
  • I dipendenti

Nel caso dei depositanti, fanno parte di questi depositi le somme di denaro impiegate nei seguenti prodotti finanziari:

  • Le somme detenute sul conto corrente
  • Le somme di denaro detenute in un libretto di deposito
  • I certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia

Nel caso in cui un depositante ha nel conto corrente 150 mila Euro e la banca viene sottoposta alla procedura di risoluzione, allora il depositante rischia i 50 mila Euro eccedenti i 100mila coperti da garanzia.

Consigli finali per ridurre il rischio

Se sei un risparmiatore e disponi più di 100 mila Euro, allora non tenere tutti i soldi in un’unica banca. Se detieni tanti conti correnti in tante banche diverse e che non superano i 100 mila Euro allora non perderai niente, anche se la banca fallisce. Ricorda sempre che la garanzia è per depositante e per banca, indipendentemente dal numero di conti aperti presso uno stesso istituto. Ai fini dell’applicazione del livello di copertura di 100.000 euro si procede a cumulare i depositi dei vari conti intestati alla stessa persona.

Se invece sei un investitore e vuoi guadagnare ti più, assumendo più rischio, allora il consiglio che ti diamo è quello di effettuare un analisi finanziaria approfondita per ridurre il rischio di investimento e massimizzare il rendimento.

Conclusione

In conclusione, si può dire che l’entrata in vigore del Bail-in non porterà nessun cambiamento per i risparmiatori, perché anche prima dell’entrata in vigore della nuova normativa i loro risparmi erano protetti fino ad un massimo di 100 mila Euro. Ma anche chi investe in azioni o in altri strumenti di investimento rischiosi sapeva anche prima dell’entrata in vigore del Bail-in che poteva perdere l’intero capitale investito.

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