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behavioral finance finanza comportamentaleDefiniamo la Finanza comportamentale, o Behavioral Finance, come quella branca degli studi economici che indaga i comportamenti dei mercati finanziari includendo nei propri modelli i principi di psicologia, sociologia e finanza, nonostante il cuore della materia rimane comunque la finanza.

La finanza comportamentale mira a migliorare la comprensione dei mercati finanziari e dell’agire dei suoi operatori applicando elementi appartenenti alle scienze comportamentali come psicologia e sociologia.

Gli errori nelle scelte di investimento

La Finanza comportamentale è in contrasto con quanto proposto dalla teoria classica della finanza che spiega i comportamenti degli operatori economici, assumendo che essi siano razionali e si comportino in funzione di massimizzare l’utilità delle scelte e che, di conseguenza, i mercati siano efficienti.

A differenza della teoria classica che è una teoria normativa, dettante le regole per ottenere la massima utilità attesa dalle decisioni finanziarie, quella di finanza comportamentale è una teoria descrittiva e ha come obiettivo quello di descrivere e spiegare i comportamenti prevalenti in ambito finanziario.

Nel corso degli anni tuttavia questa scienza è diventata più organica ed ha cominciato anche a sviluppare e proporre soluzioni ai maggiori bias da essa rilevati e descritti.

Nella Finanza comportamentale gli errori nelle scelte di investimento vengono suddivisi in 3 maxi categorie:

  • Errori cognitivi ed emozionali
  • Errori di preferenza
  • Le euristiche

Ciascuna maxi categoria ha al suo interno una serie di errori che gli investitori fanno nel trading borsistico.

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Gli errori cognitivi ed emozionali nelle scelte di investimento

Tra gli errori cognitivi più importanti in campo comportamentale possiamo menzionare l’iper-ottimismo e l’overconfidence ovvero l’eccessiva sicurezza.

L’iper-ottimismo porta a sovrastimare la probabilità di esiti favorevoli e riguarda la percezione del contesto nel quale ci si trova, invece l’overconfidence ha a che fare con la considerazione di noi stessi, ovvero con la nostra personale percezione di conoscenze e qualità che ci appartengono.

Alla overconfidence possono essere ricondotti fenomeni quali:

  • La miscalibration, ovverosia la determinazione di intervalli di confidenza troppo stretti, sottostimando quindi la variabilità di un fenomeno
  • Il better than average effect, ovvero la convinzione di essere migliori della media;
  • L’illusione del controllo, ovvero la convinzione di poter dominare fenomeni che nella realtà non sono controllabili, come appunto l’andamento dei mercati finanziari. Un’altra modalità di controllo illusorio è il cosiddetto pensiero basato sul desiderio o wishful thinking. Questo errore cognitivo si concretizza quando un individuo considera un evento più probabile di un altro solo perché vissuto da lui come più desiderabile.

L’overconfidence è molto spesso rafforzata dal self-attribution bias, dal hindsight bias e dal confirmation bias. Col primo si indica la tendenza delle persone a considerare i successi come scaturenti dalle proprie abilità e, per contro, imputare i fallimenti a cause esterne. Col secondo ci si riferisce ad un giudizio in retrospettiva che ci porta erroneamente a credere che il risultato di un evento fosse già ovvio e prevedibile nel momento in cui abbiamo preso la decisione, mentre in verità era giustificabile e comprensibile solo a posteriori. Il terzo si manifesta dopo aver preso una decisione e si esplica nella propensione degli individui a considerare come vere e rilevanti solo le informazioni che confermano la bontà della scelta fatta, trascurando tutte le altre.

Oltre ad elementi cognitivi anche fattori emozionali hanno un forte impatto sulle scelte degli investitori. Alcune ricerche empiriche, hanno rilevato come persone più felici tendano ad assegnare maggiori probabilità ad eventi positivi e come persone che sono state soggette ad esperienze negative nel corso della loro vita formulino stime di rischio più pessimistiche. Ad esempio, sensazioni positive dovute a giornate soleggiate comportano maggiori rendimenti azionari nel corso della giornata, così come la sconfitta della squadra di calcio nazionale in una partita importante influenza in maniera negativa la performance dei mercati del Paese perdente il giorno successivo alla partita

Un altro emozione importante che distorce il processo decisionale è il rimpianto o regret. Questa emozione nasce dalla sofferenza che si prova nel rendersi conto che una scelta fatta in passato si sia rivelata sbagliata. Le conseguenze principali legate a questa emozione vanno dal cercare di rinviare una decisione all’immobilità totale. Gli individui, infatti, preferiscono evitare di dover fare i conti con le conseguenze di una scelta sbagliata (rimpianto da commissione) e preferiscono pertanto non fare nulla, non prendere una decisione (rammarico da omissione). L’individuo per evitare di affrontare il fatto che una sua convinzione si è dimostrata sbagliata arriva al punto di negare l’esistenza delle evidenze e prove che contraddicono il suo punto di vista fino a spingersi ad evitare il contatto con ogni nuova informazione riguardante il problema stesso.

La paura del rimpianto assume un ruolo fondamentale nelle decisioni di acquisto e vendita di titoli creando il già nominato effetto dotazione.

Per cercare di attenuare il sentimento negativo del rimpianto, spesso, gli individui attuano comportamenti di massa o gregari (fenomeno del herding behavior). Ciò significa che se, ad esempio, un certo numero di persone hanno acquistato un titolo, molti altri saranno portati ad effettuare lo stesso investimento. Si crea così un effetto moda. Il sapere che non si è soli nell’aver effettuato una scelta (sbagliata) aiuta gli individui ad accettarne le conseguenze (il rimpianto). Il herding behavior rappresenta un’altra incoerenza rispetto all’assunto classico di comportamenti indipendenti da parte degli individui razionali.

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Gli errori di preferenza nelle scelte di investimento

Tra gli errori di preferenza più importanti in campo comportamentale possiamo menzionare:

  • Il Los aversion e lo Status quo bias
  • L’effetto certezza
  • L’effetto riflesso
  • L’effetto isolamento
  • L’effetto framing
  • Il disposition effect

Con il termine di loss aversion (avversione alle perdite) si intende che il dispiacere che un soggetto prova nel perdere una somma di denaro è maggiore del piacere per il guadagno della stessa somma. È stato provato che il dispiacere sopportato dagli individui in seguito ad una perdita è circa doppio rispetto al piacere provato in seguito al guadagno della stessa somma. Questo errore è alla base del rifiuto di accettare scommesse che consentono di vincere o perdere la stessa somma. Una perdita di ad esempio 100 Euro provoca un dispiacere molto più forte della soddisfazione derivante da un guadagno di 100 euro.

Una variante della loss aversion è la myopic loss aversion, gli individui infatti tendono a trascurare le prospettive di lungo termine per concentrarsi su quelle di breve periodo, rispetto alle quali può essere dominante la paura di subire perdite.

Una diretta implicazione dell’avversione alle perdite è che gli individui hanno una forte tendenza a rimanere fedeli alla loro situazione attuale. Un cambiamento rispetto ad una situazione iniziale viene vissuto come più rischioso rispetto al mantenimento dello status quo. Questo errore viene chiamato status quo bias.

Con l’espressione effetto certezza si vuole indicare come la valutazione delle probabilità sia non lineare. Gli individui infatti attribuiscono un valore spropositato alla certezza. Ulteriore conseguenza dell’effetto certezza è che probabilità molto piccole, vengano molte volte sovrastimate in modo sistematico. Conseguentemente alcuni eventi remoti, riguardanti perdite o guadagni ingenti, assumono un peso sproporzionato nel processo decisionale come nel caso delle polizze assicurative, lotterie ecc.

Per riassumere, l’effetto certezza fa sì che i soggetti attribuiscano una personale e distorta probabilità soggettiva a determinati eventi anche nel caso in cui le probabilità oggettive siano note a priori.

Con l’espressione effetto riflesso si vuole indicare che, a differenza di quanto previsto dalla teoria classica, guadagni e perdite non sono considerati dagli individui allo stesso modo. Ad una avversione al rischio nella regione dei guadagni si oppone una propensione al rischio nella regione delle perdite. Il punto di inversione viene chiaramente fissato sullo zero.

Nei casi in cui si chiede ai soggetti di scegliere tra un guadagno certo o probabile, essi prediligono il guadagno certo. Spostandosi nel dominio delle perdite invece i soggetti preferiscono rischiare piuttosto che subire una perdita certa.

Il termine effetto isolamento si vuole indicare che gli individui tendono a isolare le caratteristiche di un problema decisionale. Una volta isolate le diverse caratteristiche si tende a concentrare l’attenzione solo su quelle ritenute salienti o comunque differenziali rispetto ad altre possibili scelte trascurando in questo modo le caratteristiche comuni.

La conseguenza principale che può nascere da questo comportamento è che opzioni tra loro equivalenti, una volta scomposte nei loro elementi basici, possano essere viste dal soggetto in maniera diversa, conducendo ad evidenti errori di valutazione.

In questo modo eliminando l’elemento comune alle due alternative i soggetti finiscono con il prendere una decisione in netto contrasto con quella ottimale precedentemente effettuata.

Con il termine effetto framing, si vuole evidenziare come le preferenze e le scelte degli individui varino a seconda di come viene posto loro un problema in aperto contrasto con quanto previsto dal principio dell’invarianza, pilastro della teoria classica.

Il linguaggio utilizzato, il contesto, la presentazione sono tutti elementi che giocano un ruolo fondamentale nel processo di scelta dell’individuo in generale e dell’investitore nello specifico. L’effetto inquadramento può essere creato tanto dall’individuo stesso, quanto dal terzo dal quale l’informazione deriva.

In altri casi il problema non è espresso oggettivamente in modo chiaro, è quindi confuso, opaco e contenente informazioni sbagliate o incomplete.

Il framing effect è anche intimamente collegato con l’effetto isolamento in quanto la scomposizione del problema in componenti elementari può essere effettuata in diversi modi che portano situazioni equivalenti a sembrare diverse solo a causa del diverso inquadramento adottato.

Una delle più importanti implicazioni che deriva dall’effetto framing è il cambiamento della propensione verso il rischio. È stato dimostrato come una maggiore enfasi sui guadagni potenziali aumenti l’avversione al rischio, contrariamente, una maggiore enfasi alle perdite potenziali determina propensione al rischio e avversione alle perdite.

Con il termine disposition effect si vuole indicare che gli individui tendono a vendere le posizioni in utile troppo presto e a mantenere in portafoglio i titoli in perdita troppo a lungo. Si può cercare di razionalizzare questo comportamento sostenendo come gli individui si aspettano un aumento nel corso dei titoli precedentemente in perdita e, all’opposto, una performance non più brillante dei titoli in utile.

Il disposition effect funge da contrappeso a sensibili crescite o diminuzioni dei prezzi. Quando i prezzi diminuiscono molti investitori che hanno acquistato a prezzi maggiori si asterranno dal vendere, contribuendo a rallentare la caduta dei corsi. Quando i prezzi aumentano, le prese di beneficio degli investitori che hanno acquistato a prezzi minori saranno un freno alla crescita dei corsi.

Inoltre, il disposition effect, combinato con il mental accounting, ha un ruolo deleterio per il rendimento del portafoglio degli individui. Nel momento in cui gli individui si trovano in portafoglio titoli che hanno un valore corrente inferiore al prezzo di acquisto tendono, non solo a non vendere i suddetti titoli, ma ad acquistarne degli altri. Il prezzo sostenuto inizialmente viene quindi spalmato su un numero maggiore di titoli mediando quindi le relative perdite. Il conto mentale riguardante i suddetti titoli sembra quindi migliore, contrariamente a quanto accade al portafoglio in generale che vede peggiorare la sua performance.

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Le euristiche nelle scelte di investimento

Tra le euristiche più importanti in campo comportamentale possiamo menzionare:

  • La disponibilità
  • L’ancoraggio
  • La rappresentatività

La disponibilità è un’euristica che si verifica in situazioni in cui le persone valutano la probabilità di un evento in base alla facilità con cui si possono ricordare eventi simili. È giustificabile sostenere come sia più facile ricordarsi eventi più numerosi che rari, eventi più frequenti e verosimili piuttosto che sporadici e difficilmente immaginabili.

La rappresentazione della probabilità di un determinato evento può essere falsata da tre fattori:

  • Familiarità e rilevanza (Easy to recall bias)
  • Facilità con cui si possono costruire scenari (Recuperabilità)
  • Attribuzione di associazioni presunte tra eventi di fatto indipendenti (Correlazione indotta)

Per quanto riguarda il primo fattore, gli individui giudicano più numerosi gli eventi facili da ricordare piuttosto che quelli meno vividi, recenti e non vissuti personalmente, quindi quelli che richiedono uno sforzo maggiore per essere ricordati. Nel mercato finanziario questa evidenza si concretizza in un maggior acquisto di azioni di quelle società caratterizzate da elevati volumi di negoziazione e protagoniste di una vasta copertura da parte della stampa.

Per quanto riguarda il secondo fattore, essa si manifesta quando un evento, non essendo facilmente recuperabile nella memoria, necessita di una autonoma costruzione da parte del soggetto che si immaginerà diversi scenari possibili. Naturalmente tanto più agevole sarà la costruzione mentale di un determinato scenario, tanto più questo verrà considerato probabile. Secondo un esempio spesso riportato in letteratura, la probabilità di successo di un piano industriale dipende dalla facilità con la quale vengono richiamati alla mente i punti di forza e debolezza del suddetto.

Per quanto riguarda il terzo fattore, essa si manifesta quando la valutazione della probabilità, basata su ricordi disponibili, genera correlazioni inesistenti tra due eventi indipendenti. Ad esempio un analista la probabilità di default di una azienda che manifesta determinati sintomi, tiene in considerazione solo casi di società che hanno manifestato gli stessi sintomi e che sono fallite, ignorando quelle che pur manifestando gli stessi sintomi non lo sono.

Da tutto ciò emerge che gli individui ad incorrere in sistematici errori di valutazione nella fase di raccolta delle informazioni, fase che sta alla base della decisione di investimento

L’ancoraggio viene in rilievo nella fase di elaborazione delle informazioni. Esso si manifesta quando gli individui, trovandosi di fronte ad una decisione poco chiara, rimangono agganciati mentalmente e si fanno quindi influenzare da un certo valore iniziale di riferimento. Questo valore iniziale può nascere da una precedente stima o da una superficiale valutazione iniziale. Si arriva al valore finale passando attraverso aggiustamenti successivi che molto spesso però non sono sufficienti.

L’ancoraggio ha effetti anche nella stima delle probabilità con riferimento alla fissazione degli intervalli di confidenza. Gli intervalli vengono fissati a partire dal valore atteso di una variabile e vengono poi apportati gli aggiustamenti necessari per raggiungere il livello di confidenza desiderato. L’ancoraggio fa sì però che gli aggiustamenti siano inadeguati, creando intervalli di confidenza troppo stretti.

Nel caso degli investitori, un’ancora può essere rappresentata dagli utili. Se una azienda produce inaspettatamente dei risultati molto positivi gli investitori tarderanno ad adeguare le loro stime sulla redditività rimanendo ancorati al valore iniziale. Questo fenomeno, conseguenza diretta dell’ancoraggio, prende il nome di underreaction.

La rappresentatività è unaltra importante euristica che interessa il processo di elaborazione delle informazioni è l’euristica della rappresentatività (Representativeness heuristic). Questa euristica stabilisce che gli individui nella elaborazione e formulazione di giudizi di probabilità si basano su stereotipi e situazioni familiari. La conseguenza di questo comportamento è che la probabilità di un evento, piuttosto che essere attribuita basandosi sulla frequenza oggettivamente osservabile e sull’ ampiezza del campione, viene costruita basandosi sulla somiglianza alla popolazione di appartenenza e sulla misura in cui è rappresentativo delle caratteristiche del processo dal quale viene creato.

Gli errori che derivano da questa euristica sono molteplici:

  • Tendenza ad ignorare le frequenze oggettive. Le persone, pur avendo a priori le probabilità, non tengono ne tengono conto, ciò in netto contrasto con il teorema di Bayes, e danno più importanza alla rappresentatività e alla somiglianza. In un’analisi empirica, ad un gruppo di persone fu chiesto di valutare il possibile lavoro, scelto tra una lista di possibili occupazioni, svolto da una persona di cui veniva fornita una breve descrizione. Gli individui intervistati sostenevano che il soggetto facesse un determinato lavoro, piuttosto che un altro, basandosi sulla somiglianza di tale individuo allo stereotipo del lavoratore operante nel campo prescelto.
  • Tendenza ad ignorare le dimensioni del campione. Le persone si aspettano che una sequenza di eventi generata casualmente sia rappresentativa delle caratteristiche essenziali del processo anche quando la suddetta sequenza è breve. Un esempio può essere la cosiddetta Gambler fallacy nel gioco della roulette. I giocatori dopo aver ottenuto per una serie di volte, ad esempio, il colore rosso, ritengono che debba sicuramente uscire il nero, perché molto più probabile. Un altro esempio, può essere quello relativo all’andamento del rapporto di cambio tra due valute. Se si osserva che negli ultimi quattro giorni una delle due valute ha sempre perso valore, allora si conclude che e in atto un processo di svalutazione sistematico.
  • Tendenza ad ignorare il fenomeno di regressione verso la media. Con questa espressione si intende che, se da un lato è possibile osservare dei valori estremi in determinate situazioni, dall’altro poi si tende a ritornare verso il valore medio. Gli individui vedono in manifestazioni estreme di un determinato fenomeno una sorta di anticipazione di valori altrettanto estremi in futuro. Le previsioni sull’andamento delle azioni, ad esempio, tendono ad essere ottimistiche per i titoli che hanno battuto l’indice di mercato per un certo periodo di tempo e viceversa. Evidenze empiriche, invece, hanno mostrato il contrario. I titoli che, ad esempio per tre anni consecutivi, avevano avuto le performance peggiori, nei tre anni successivi erano quelli caratterizzati dai migliori risultati.

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Conclusione

In conclusione si può dire che la Finanza Comportamentale mette a nudo gli errori che gli investitori commettono nelle loro scelte di investimento e alcuni studi hanno mostrato, addirittura, che questi errori non sono casuali, bensì sono persistenti, sistematici e generali, cioè che quasi tutti sbagliano allo stesso modo e nella stessa direzione. Il suo studio può aiutare a conoscere meglio noi stessi, il modo in cui ragioniamo e funzioniamo e le situazioni in cui siamo più portati a cadere in errore.

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