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emigrazione giovani anzianiL’emigrazione è un fenomeno sociale in base al quale singole persone o gruppi si spostano dal luogo d’origine verso un’altra destinazione, solitamente con la finalità di reperire nuove occasioni di lavoro. Tale fenomeno può essere legato a cause economiche, sociali, ambientali e che spesso sono tra di loro collegate. L’emigrazione comporta delle conseguenze demografiche, sociali ed economiche per il paese di partenza.

Dal punto di vista demografico, nel paese di partenza, l’emigrazione può squilibra la piramide demografica, nel rapporto tra i sessi e per classi di età, provocando una emorragia delle classi giovani e l’aggravamento del peso demografico come bambini e anziani, inabili al lavoro. Tutto ciò può incidere anche sui livelli di natalità e causa lo spezzarsi dei nuclei familiari, come ad esempio il fenomeno delle “vedove bianche”.

Sul piano economico i costi sono elevati perché’ le categorie di cui avrebbe più bisogno il paese come la forza giovanile e i laureati emigrano condizionandone in tal modo lo sviluppo e la crescita. In aree al alto tasso di occupazione agricola, l’emigrazione provoca lo sconvolgimento o la scomparsa di interi settori di produzione.

Sul piano socioculturale l’emigrazione può provocare una modifica nella struttura e nei rapporti sociali delle stesse comunità e una alterazione nei modelli di consumo, di comportamento e nella vita di relazione.

Nonostante l’Italia non può essere considerato un paese dove i flussi delle persone che emigrano all’estero sia veramente elevato, la situazione attuale però non si deve sottovalutare. Giovani, laureati, pensionati sono tra le categorie che sempre di più stano scegliendo di spostarsi all’estero per avere una vita migliore.

Italia non è un paese per giovani, ma neanche un paese per laureati

La crescita della disoccupazione giovanile è uno dei problemi più importanti che colpisce un paese e che ogni governo deve cercare di gestire tempestivamente con delle politiche economiche e sociali adeguate. Una mancata gestione tempestiva del problema può portare a problemi ancora più gravi nel futuro.

Oggi la disoccupazione giovanile in Italia è sopra il 40%, che significa che su ogni 10 giovani 4 non lavorano. Ma la situazione è ancora peggio di quello che dicono le statistiche ufficiali, perché le statistiche ufficiali tengono conto solo dei giovani iscritti alle liste di collocamento. E’ noto che una parte rilevante dei giovani non usa gli uffici di collocamento per cercare lavoro, ma altri canali e per questo motivo questi giovani non risultano disoccupati.

Secondo l’indagine dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” risulta che il 90% degli under 32, in Italia, considera l’emigrazione come l’unica possibilità per trovare un’occupazione adeguata. I paesi più attrattivi rimangono Australia, Usa e Regno Unito. Addirittura il 61% degli intervistati è pronto ad emigrare all’estero per cercare lavoro. Inoltre, 70% degli intervistati ritiene che l’Italia offra ai giovani opportunità molto inferiori rispetto a quelle che offrono altri paesi sviluppati. Dalla indagine emerge anche che la propensione ad andarsene riguarda tutte le categorie e tutti i livelli di istruzione.

Il numero dei giovani che sta emigrando all’estero sta aumentando anno dopo anno. Solo nel 2014 sono emigrati 101.297 italiani e di questi 56% erano uomini e il 44% donne. Rispetto al 2013 c’è una crescita di di quasi 8%. Tra coloro che hanno emigrato quasi il 25% sono giovani di età tra i 20 a 30 anni e altri 25% sono di età tra i 30 a 40 anni.

Anche il numero dei giovani laureati che emigrano all’estero sta aumentando in misura rilevante. Solo nel 2013 hanno emigrato più di 13 mila laureati e con un trend in crescita nel 2014. L’Italia sta diventando sempre di più un paese esportatore di cervelli. Con esportazione di cervelli si intende l’abbandono di un paese a favore di un altro da parte di professionisti o persone con un alto livello di istruzione, generalmente in seguito all’offerta di condizioni migliori di paga o di vita. L’esportazione di capitale intellettuale comporta sia problemi economici che sociali per un paese. Si perdono persone, si perde il denaro speso per formarle e si perdono tutte le innovazioni prodotte all’estero dai cervelli in fuga. Queste innovazioni saranno di proprietà dei Paesi in cui sono state realizzate e che il Paese d’origine dovrà in qualche modo ricomprarle, comportando cosi un trasferimento tecnologico inverso.

Italia non è un paese per vecchi

Sempre di più sta aumentando il numero dei pensionati che emigrano all’estero per avere un tenore di vita più sostenibile. Il fenomeno prende ha iniziato a prendere il nome di “nonni in fuga”. Le motivazioni di questa emigrazione sono tante come ad esempio il clima mite, la tranquillità, il contatto con la natura, ma soprattutto i soldi. Con la stessa pensione percepita in Italia, all’estero possono avere una capacità di spesa molto maggiore. La motivazione economica cambia e non è uguale per tutti. Alcuni emigrano semplicemente per avere la possibilità di avere una vita più lussuosa, altri per trovare dei costi più sostenibili per le cure sanitarie di cui si ha bisogno in misura crescente con l’avanzare dell’età.

I paesi più gettonati per passare la vecchiaia rimangono le Canarie, Roma​nia, Bulgaria, Marocco e Tunisia. Alcuni noni, però si sono spinti verso mete più erotiche, come il Costa Rica o la Tailandia.

Secondo l’Inps, tra il 2003 e il 2014, oltre 36 mila persone anziane hanno deciso di passare la vecchiaia all’estero. Questo comporta che ogni anno escono dall’Italia circa 1 miliardo di euro sotto forma di assegni e trattamenti assistenziali, mentre i consumi e il gettito fiscale diminuiscono di conseguenza.

In conclusione, si può dire che l’Italia sta diventando sempre di più un paese non adatto per i giovani, i laureati, i pensionati ma non solo. Senza adeguate politiche economiche e sociali la situazione peggiorerà nel futuro.

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