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Investire in borsa sta diventando la soluzione preferita di molti risparmiatori che vogliono crearsi una fonte alternativa di reddito. La creazione di una fonte alternativa di reddito non è l’unica motivazione valida, perché investire in borsa consente anche di proteggere il capitale disponibile dall’inflazione. Ad esempio se oggi ho una banconota da 100 euro e l’inflazione annua sarà del 2%, tra un anno, nonostante avrò in mano la stessa bancarotta da 100 euro, in realtà e come se avessi solo 98 euro, perché i prezzi saranno aumentati e i beni e i servizi che potrò comprare sono meno di quelli di un anno fa.

L’investimento in borsa non è sempre tutto rose e fiori, perché si può arrivare a perdere anche l’intero capitale. La cosa migliore da fare quando si intende investire in borsa è quella di studiare tanto fino ad arrivare ad investire da soli i propri soldi, ma non tutti hanno il tempo necessario e le basi per fare da sé, ed in questo caso si deve affidare a dei professionisti del settore. Il problema dei professionisti è che spesso danno consigli finanziari in presenza di conflitti di interesse, portando il piccolo risparmiatore ad assumere rischi non in linea con il proprio profilo di rischio e senza neanche informarli. La soluzione può essere quella di affidarsi a dei consulenti finanziari indipendenti e diversificare il capitale in modo tale da ridurre i rischi complessivi.

Per costruire un portafoglio diversificato in modo economico e in assenza di grandi capitali, la soluzione può essere quella di investire in prodotti finanziari che consentono un elevato livello di diversificazione come ad esempio gli ETF, le Polizze assicurative e i Fondi comuni di investimento.

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Cosa sono i Fondi comuni di investimento

I fondi comuni sono strumenti di investimento che vengono gestiti dalle SGR (Società di gestione del risparmio). Queste società riuniscono le somme di più risparmiatori e le investono, come un unico patrimonio, in attività come ad esempio azioni, obbligazioni, titoli di stato, immobili ecc. Nel fondo comune, gli investitori non sono soci ed i loro investimenti costituiscono un patrimonio autonomo e nettamente distaccato dal patrimonio sociale, ricevendo quote di partecipazione al fondo e mai azioni della società. Ogni fondo comune ha un benchmark di riferimento che il gestore cercherà di battere nel tempo.

Il patrimonio netto del fondo è rappresentato dall’indicatore NAV, ossia il Net Asset Value. Esso è dato dalla somma algebrica del valore di tutte le attività presenti al netto di eventuali passività. Per calcolarlo è necessario conoscere la quantità e i prezzi di mercato di ciascuno strumento finanziario e di ciascuna attività in cui risulta investito il patrimonio. Suddividendo il NAV di un fondo così calcolato per il numero di quote in circolazione si ottiene il valore unitario di ciascuna quota. Attraverso queste informazioni l’investitore è in grado di valorizzare e monitorare l’andamento del suo investimento, ma tali informazioni servono anche alla società per vendere le nuove quote del fondo e rimborsare le quote esistenti. Nel caso dei fondi comuni di investimento di tipo aperto il NAV viene calcolato e comunicato quotidianamente. Invece, nel caso dei fondi chiusi, il NAV viene calcolato con frequenza meno elevata, solitamente mensile.

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Le principali componenti del Fondo comune di investimento

I soggetti che possono essere considerati tra i principali componenti che caratterizzano un fondo comune di investimento sono:

  • I risparmiatori. Sono partecipanti del fondo, detti anche fondisti, che investono nelle attività del fondo acquisendone quote o azioni tramite i propri capitali.
  • La società di gestione. È il fulcro gestionale dell’attività del fondo che ha la funzione di avviare il fondo stesso, di stabilirne il regolamento e di gestirne il portafoglio.
  • Le banche depositarie. Custodiscono materialmente i titoli del fondo e ne tengono in cassa le disponibilità liquide. Le banche hanno inoltre un ruolo di controllo sulla legittimità delle attività del fondo sulla base di quanto prescritto dalle norme della Banca d’Italia e dal regolamento del fondo stesso.

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Le macro categorie dei Fondi comuni di investimento

Il sistema di classificazione dei fondi di diritto italiano prevede 42 categorie e cinque macro categorie di fondi comuni di investimento dove ogni macro categoria è caratterizzata da una percentuale minima e massima di investimento azionario. Le macro categorie di fondi comuni di investimento sono:

  • Fondi di liquidità. Investono tutto il proprio portafoglio in obbligazioni e in liquidità. Gli strumenti finanziari detenuti in portafoglio devono avere un rating non inferiore a A2 (Moody’s), A (S&P) oppure rating equivalente assegnato da altra agenzia indipendente. I fondi di liquidità non possono investire in titoli privi di rating. La duration del portafoglio deve essere inferiore a 6 mesi. Infine non è ammessa la copertura del rischio di cambio. Le categorie dei fondi di liquidità si differenziano in base alla valuta di emissione dei titoli in portafoglio in Fondi di liquidità area euro, Fondi di liquidità area dollaro, Fondi di liquidità area yen e Fondi di liquidità altre valute.
  • Fondi obbligazionari. I fondi obbligazionari investono tutto il proprio portafoglio in obbligazioni e in liquidità. Essi possono detenere azioni rivenienti da conversione dei titoli obbligazionari presenti in portafoglio a condizione che il loro ammontare complessivo non superi il 10% del portafoglio e che vengano vendute nel più breve tempo possibile nell’interesse dei partecipanti al fondo. Tale specificazione non si applica ai fondi obbligazionari misti, misti che possono investire da 0% al 20% del portafoglio in azioni.
  • Fondi bilanciati. Investono in azioni per importi che vanno dal 10% al 90% del portafoglio. Le categorie di fondi bilanciati si differenziano esclusivamente in relazione al peso della componente azionaria. Ci sono i Bilanciati azionari, con azioni in portafoglio comprese tra il 50% e il 90%, Bilanciati con azioni in portafoglio comprese tra il 30% e il 70% e i Bilanciati obbligazionari con azioni in portafoglio comprese tra il 10% e il 50%.
  • Fondi azionari. Investono almeno il 70% del proprio portafoglio in azioni. Il tipo di investimento principale attribuisce il nome alla categoria come ad esempio Azionari Italia, Azionari Europa, Azionari America, Azionari paesi emergenti, Azionari finanza, Azionari salute, Azionari informatica ecc.
  • Fondi flessibili. Non hanno vincoli di asset allocation azionaria, cioè possono decidere di investire in azioni dallo 0% al 100% e non condividono alcuno specifico fattore di rischio (ad esempio geografico, settoriale, valutario, ecc.

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I costi dell’investimento in Fondi comuni di investimento

L’investimento in quote di fondi comuni, come qualsiasi altro investimento, comporta dei costi che si devono sostenere. I costi che l’investitore deve sostenere sono i seguenti:

  • La commissione d’ingresso o di sottoscrizione. Non tutti i fondi prevedono una commissione di ingresso, come ad esempio i cosiddetti Fondi no load. Nei fondi dove la commissione è prevista, tale commissione viene pagata al momento del primo versamento. In genere è inversamente proporzionale all’entità del proprio investimento, ossia più si investe, meno si paga ed è più elevata per i cosiddetti fondi azionari che per quelli bilanciati.
  • La commissione di collocamento. Non tutti i fondi prevedono una commissione di collocamento. Si tratta di una commissione che il cliente non vede nel momento in cui investe, perché viene spalmata su tutto il periodo di investimento, nonostante la banca abbia incassano la commissione in un’unica soluzione all’inizio dell’investimento.
  • La commissione di gestione. Si tratta del costo sostenuto dal fondista per la gestione del fondo. È calcolata su base annua, ma in genere corrisposta a cadenza semestrale, trimestrale o mensile.
  • L’extra commissione di performance. Si tratta di una commissione opzionale che alcuni fondi auto deliberano al fine premiarsi se grazie alla loro abilità il rendimento del fondo supera una certa soglia basata su parametri prestabiliti

Un indicatore molto utilizzato per valutare i costi dei fondi di investimento è il Total expense ratio (TER). Si tratta di un indicatore sintetico del costo dei fondi di investimento ed è dato dal rapporto fra gli oneri posti a carico del fondo e il patrimonio medio dello stesso. Consente di valutare quanto incidono le spese di gestione sul capitale che vengono addebitate direttamente sul patrimonio del fondo. Il TER racchiude in sé una serie di voci di costo: commissioni di gestione e di performance, spese di revisione, compenso per la banca depositaria e altri oneri. Dal TER però sono esclusi i costi di negoziazione riconosciuti ai broker per la compravendita dei titoli, gli oneri fiscali e le commissioni di sottoscrizione, rimborso e switch, pagati direttamente dal sottoscrittore.

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Come valutare i rischi dell’investimento in Fondi comune di investimento

L’investimento in fondi comuni di investimento comporta dei rischi che non si devono trascurare prima di investire. Tra gli indicatori più utilizzati per valutare il rischio dell’investimento in fondi comuni possiamo menzionare:

  • La volatilità. Misura il grado di dispersione dei rendimenti rispetto alla loro media, evidenziando, in termini quantitativi, la volatilità di un investimento. Il rischio di un investimento è considerato tanto più elevato quanto maggiore è il valore della deviazione standard, che può assumere valore minimo pari a zero.
  • L’indice di Sharpe. È determinato dal rapporto tra il rendimento differenziale del fondo rispetto al rendimento di un’attività priva di rischio e la sua deviazione standard. Quanto più il valore di questo indice è elevato, tanto maggiore è la capacità del gestore di remunerare il rischio assunto.
  • L’indice di Sortino. Misura di performance aggiustata per il rischio che misura l’extra-rendimento di un portafoglio rispetto al rendimento minimo accettabile in relazione al downside risk associato al portafoglio. Quanto più il valore di questo indice è elevato, tanto maggiore è la capacità del gestore di remunerare il rischio assunto.
  • L’indice di Modigliani. Esprime il rendimento che il fondo comune di investimento avrebbe avuto se avesse assunto lo stesso rischio del mercato di riferimento. Quanto più il valore di questo indice è elevato, tanto maggiore è la capacità del gestore di remunerare il rischio assunto.
  • Downside Capture Ratio. Misura le performance di un gestore nelle fasi di ribasso del mercato. In altre parole, indica se la strategia del gestore è stata utile a contenere la discesa o se l’ha amplificata.
  • L’Alfa. Si tratta dell’extra rendimento di un fondo comune di investimento rispetto al rendimento che tale portafoglio avrebbe dovuto produrre sulla base del suo livello di rischio sistematico misurato dal beta.
  • Il Beta. Misura la sensibilità di un fondo alle oscillazioni del mercato. In altre parole, stabilisce quanto varia il fondo congiuntamente al mercato, in seguito a movimenti di quest’ultimo. È il cosiddetto rischio sistematico, cioè attribuibile a fattori macro, politici, fuori dal controllo degli investitori.
  • R quadro. È un indicatore che riflette la percentuale di oscillazione di un fondo riconducibile a oscillazioni nel benchmark di quel fondo. Un R-quadro pari a 1 indica che tutte le oscillazioni del fondo possono essere ricondotte alle oscillazioni dell’indice.
  • Il tracking error volatility. Descrive la volatilità dei rendimenti differenziali di un fondo rispetto ad un indice di riferimento. Nel caso di un fondo a gestione passiva, il cui obiettivo è replicare l´andamento del proprio bechmark, la TEV consente di valutare con quanta fedeltà il gestore ha replicato tale andamento. Di conseguenza, quanto più elevato è il valore assunto dalla TEV, tanto più indipendenti sono state le scelte del gestore rispetto all´andamento dell´indice scelto come riferimento.
  • Il Morningstar Rating o Star Rating. Si tratta di una misura puramente quantitativa delle performance passate. Si basa sul calcolo dei rendimenti corretti per il rischio e i costi, su un orizzonte temporale di tre, cinque e dieci anni e aiuta gli investitori a comprendere con immediatezza la storia di un fondo rispetto a quella degli altri prodotti appartenenti alla stessa categoria.
  • Il Morningstar Analyst Rating. Si tratta di un giudizio sulle potenzialità di un fondo in chiave prospettica. Tale giudizio si basa sulle ricerche fondamentali condotte dai circa 100 analisti di Morningstar in tutto il mondo. La scala di rating presenta una distribuzione asimmetrica, con tre possibili giudizi positivi – Gold, Silver, Bronze – uno neutrale e uno negativo.

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Dove seguire l’andamento delle quote dei Fondi comuni di investimento

Il valore unitario di ogni singola quota dei diversi fondi comuni di investimento viene quotidianamente sui giornali, come ad esempio sul giornale Il Sole 24 Ore. Inoltre, ciascun investitore ha la possibilità di seguire l’andamento dei prezzi delle quote dei vari fondi, che incorporano già il rendimento del fondo, esattamente allo stesso modo in cui si segue l’andamento dei titoli azionari, sul sito della Borsa Italia o sul sito del giornale Il Sole 24 Ore ecc. Sempre su questi siti sono presenti anche i principali indicatori di rischio e rendimento e l’andamento negli anni dei fondi comuni.

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