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macroeconomia usa indicatori macroeconomici 1Gli Stati Uniti sono il paese più grande al mondo sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista militare e direttamente e/o indirettamente influenzano le politiche e le economie di tutti i paesi.

Per chi si occupa di trading nella Borsa italiana, ma anche in qualsiasi altra borsa del mondo sa che deve seguire i dati macroeconomici delle più importanti economie mondiali, ma soprattutto dovrà seguire i dati sulle politiche e sull’economia degli Stati Uniti.

Seguire l’andamento delle politiche e dell’economia USA significa analizzare gli indicatori macroeconomici che vengono forniti da parte di istituzioni pubbliche e private.

Ricordiamo che oltre all’analisi macroeconomica, lo trader deve basare le sue scelte di investimento integrando anche l’analisi settoriale, l’analisi quantitativa, l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica.

Siccome non tutti gli indicatori hanno la stessa rilevanza e non tutti incidono nella stessa maniera sull’andamento della Borse mondiali, per rendere tutto più semplice cercheremo di suddividere gli indicatori macroeconomici Usa in tre diverse categorie, in base all’importanza che hanno: Alta, Media e Bassa.

Leggi anche: Indicatori MacroEconomici USA con importanza Media

Leggi anche: Indicatori MacroEconomici USA con importanza Bassa

Indicatori MacroEconomici con importanza Alta

In questa categoria di indicatori macroeconomici rientrano quelli più rilevanti per chi si occupa di Borsa e influenzano maggiormente i mercati finanziari.

Prodotto Interno lordo (Gross domestic product)

Viene fornito dal Dipartimento del Commercio, ossia il Census Bureau of the Department of Commerce e fornisce una visione abbastanza completa dello stato di salute dell’economia americana. Un PIL in crescita indica un’espansione economica mentre una sua riduzione sta a significare una contrazione. Solitamente dopo due cali consecutivi del prodotto interno lordo si può parlare di un’economia in recessione. Il mercato accoglie favorevolmente soprattutto un PIL in crescita più delle attese mentre una sua flessione potrebbe comportare una reazione negativa delle borse.

Prezzi alla produzione (PPI, Producer Price Index)

Misura la variazione nel tempo dei prezzi di un paniere di beni destinati ai produttori nei diversi stadi del processo produttivo Viene fornito dal Dipartimento del Lavoro, ossia dal Bureau of Labor Statistics, nella seconda settimana di ogni mese. L’indice dei prezzi alla produzione viene attentamente monitorato dagli operatori poiché è il primo indicatore dell’inflazione che viene diffuso ogni mese.

Solitamente un incremento dei prezzi alla produzione, specie se inatteso, viene accolto negativamente dal mercato, in quanto si potrebbe tradurre in una crescita del livello generale dei prezzi.

Vendite al dettaglio (Retail Sales)

Misura la quantità in dollari di prodotti durevoli e non durevoli venduti dalle società statunitensi al consumatore finale. Viene fornita dal Census Bureau of the Department of Commerce e pubblicata mensilmente.

Il dato sulle vendite al dettaglio rappresenta un buon indicatore dell’andamento del consumo, il motore dell’economia statunitense. Un dato in aumento delle vendite al dettaglio solitamente indica un rafforzamento dell’economia e quindi tassi d’interesse più alti nel breve termine per frenare l’inflazione. In questa situazione il mercato azionario e quello valutario potrebbero reagire in modo positivo, specie se il valore supera il consensus, mentre quello delle obbligazioni potrebbe risentirne.

Salariati settore non agricolo (Non Farm Payrolls)

Misura i nuovi posti di lavoro creatisi o persi mensilmente a livello nazionale dai lavoratori d’aziende non operanti nel settore agricolo, comprendendo però il settore governativo. Viene fornito mensilmente dal Dipartimento del Lavoro (US Department of Labor).

Gli operatori guardano con maggiore attenzione a questo dato anziché al tasso di disoccupazione, in quanto caratterizzato da una differenziazione settoriale (costruzioni, servizi, manifatturiero, minerario, ecc.) che lo rende molto più utile per capire il trend nei diversi comparti economici. Un incremento del numero delle buste paga è accolto favorevolmente dal mercato, specie se inatteso, in quanto indica un miglioramento dell’attività economica nazionale. Una contrazione degli occupati, invece, si riflette di norma in negativo sui mercati azionari, in quanto indica un rallentamento dell’economia.

Spese per consumi (PCE Core, Core Personal Consumption Expenditure)

Misura le spese per consumi ed è un dato macroeconomico decisamente importante, in quanto utilizzato dalla Federal Reserve (Fed) per monitorare l’inflazione e per orientarsi nelle sue scelte di politica monetaria. Si tratta di una tra le preferite misure d’inflazione della Fed. Viene fornito mensilmente dal Dipartimento del Commercio.

Il PCE core a differenza del semplice PCE, non include i prezzi dell’energia e degli alimentari, che solitamente sono caratterizzati da un’elevata volatilità e che in un certo senso possono alterare il significato reale del deflatore.

Un PCE core più alto delle attese e della Comfort zone determina generalmente una reazione negativa dei mercati, in quanto comporta dei timori sullo stato di salute dell’economia per gli elevati prezzi dei beni e servizi e sul futuro andamento dei tassi d’interesse.

Prezzi al consumo (CPI, Consumer Price Index)

Misura l’andamento del costo della vita, in base ad un paniere predefinito di beni e servizi destinati ai consumatori. Viene fornito, attorno al quindicesimo giorno successivo al mese cui si riferisce, dal Dipartimento del Lavoro.

Gli operatori sono molto attenti a questa statistica, poiché mostra le dinamiche dell’inflazione ed anticipa, in qualche modo, le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve. Il dato Core, ossia quello depurato dalle componenti più volatili quali cibo ed energia, è seguito con maggiore attenzione in quanto rappresenta il reale cambiamento nei prezzi.

I prezzi al consumo sono il miglior indicatore dell’inflazione, la cui variazione comporta riflessi rilevanti sul costo del denaro.

Salario orario medio (Average Hourly Earnings)

Il dato sul salario orario medio fa parte di un’indagine più ampia, condotta mensilmente dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro.

Si tratta di un dato molto osservato dal mercato, poiché fornisce indicazioni utili per capire l’andamento dell’inflazione. Un incremento dei salari medi orari sta ad indicare un maggiore stipendio per i lavoratori del settore non agricolo e di conseguenza un aumento dell’inflazione, in quanto i maggiori costi dell’azienda per le retribuzioni vengono caricati sul prezzo finale del prodotto. La Fed considera attentamente questo dato nel prendere le proprie decisioni di politica monetaria. Un inaspettato forte incremento dei salari viene di norma accolto negativamente dal mercato perché implica un possibile rialzo del costo del denaro da parte della Fed al fine di frenare le spinte inflazionistiche.

Tasso di disoccupazione (Unemployment Rate)

Il dato sul tasso di disoccupazione viene diffuso mensilmente dal Dipartimento del Lavoro.

Gli operatori guardano con molta attenzione a questo dato, in quanto fornisce una visione dello stato di salute dell’intera economia nazionale e dei consumi personali. I mercati solitamente reagiscono positivamente ad una riduzione del tasso di disoccupazione, poiché significa una maggiore domanda di beni ed un miglioramento dell’economia.

ISM Manifatturiero

L’ISM manifatturiero è un report nazionale che serve per valutare lo stato di salute del settore manifatturiero statunitense. Si basa su un’indagine svolta tra i direttori d’acquisto di circa 300 aziende industriali del Paese, che rispondono ad un questionario in modo anonimo e confidenziale, per riportare fatti e non opinioni sui cambiamenti registratisi rispetto al mese precedente. Il PMI (Purchasing Managers’ Index), ossia il principale indicatore dell’indice ISM manifatturiero, viene calcolato in punti percentuali come media ponderata di 5 sotto indici: nuovi ordini (30%), produzione (25%), occupazione (20%), spedizioni (15%) e scorte di magazzino (10%).

Viene realizzato e fornito mensilmente dall’ISM – Institute for Supply Management (ex NAPM – National Association of Purchasing Management).

Un livello di quest’ultimo indicatore inferiore a 50 segnala una contrazione dell’economia manifatturiera mentre un livello superiore indica una crescita.

Ordini beni durevoli (Durable orders)

Questo indicatore fa parte di un’indagine più complessa definita M3 (Manufacturers’ Shipments, Inventories, and Orders). Si tratta di un’analisi mensile svolta dal Dipartimento del Commercio americano.

Tale indicatore non tiene conto delle merci non durevoli, che rappresentano una buona parte della spesa dei consumatori.

Quando gli ordini di beni durevoli risultano in crescita vuol dire che l’economia si sta rafforzando e viceversa. Per avere una visione più accurata dello stato di salute dell’economia manifatturiera è preferibile guardare agli ordini di beni durevoli al netto dei settori più volatili, come quello della difesa e dei trasporti.

Conclusioni finali

Chi si occupa di trading in Borsa sa già come utilizzare questi indicatori macroeconomici. Chi, invece, entra per la prima volta nei mercati finanziari deve leggere con cautela i risultati forniti da ciascuno indicatore. Nonostante un indicatore macroeconomico può indicare un probabile futuro andamento dei mercati finanziari, per avere risultati migliori, sarà sempre necessario integrare le informazioni fornite con quelle di altri indicatori macroeconomici e microeconomici.

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