Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin

Couple Enjoying A Game Of GolfIl sistema pensionistico italiano, in seguito alle molteplici riforme succedutesi nel corso degli anni, si fonda su tre fondamentali pilastri.

Il primo pilastro è costituito dalla previdenza pubblica obbligatoria e viene finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro durante tutto il corso della vita lavorativa. Il secondo pilastro è costituito dai fondi pensione ai quali i lavoratori aderiscono in forma collettiva e che sono gestiti secondo il sistema della capitalizzazione. Il terzo pilastro è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale, che ciascuno può realizzare, discrezionalmente, mediante forme di risparmio individuali, con la finalità di integrare sia la previdenza pubblica sia quella realizzata in forma collettiva.

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Il primo pilastro del sistema pensionistico italiano

Il primo pilastro del sistema pensionistico italiano è costituito dalla previdenza pubblica obbligatoria. Il sistema previdenziale obbligatorio è fondato su un sistema di finanziamento che si basa sul principio di ripartizione. Il lavoratore, durante la sua vita attiva, rinuncia ad una quota della retribuzione per garantirsi una rendita per quando non sarà più in grado di lavorare.

Ogni lavoratore, sia dipendente sia autonomo, pubblico o privato, deve essere obbligatoriamente iscritto al rispettivo ente previdenziale, al quale vengono versati periodicamente i contributi previdenziali.

I contributi versati nel corso della vita lavorativa determinano, alla fine di questa, una rendita mensile il cui importo dipende dal numero e dall’entità dei contributi.

Esistono diversi tipi di pensioni:

  • La pensione di vecchiaia, che spetta al compimento della cosiddetta età pensionabile, a condizione che sia stato versato un numero minimo di contributi.
  • La pensione di anzianità, che è una forma di pensionamento anticipato per chi raggiunge un numero di anni di contribuzione più elevato.
  • La pensione di inabilità, che è una forma di pensionamento per chi interrompe prima del tempo l’attività lavorativa per motivi di salute.
  • La pensione ai superstiti, che è una forma di prestazione che spetta in parte anche ai familiari del pensionato in caso di morte.

Se l’importo della pensione calcolato sulla base dei contributi versati è inferiore ad un determinato importo minimo, interviene lo Stato che, per mezzo dell’Inps, integrando in parte la pensione di chi non ha altri redditi. Esistono, poi, altre forme di prestazioni, che vengono definite assistenziali, per coloro che non hanno altri mezzi di sostentamento. Tali prestazioni, che vengono riconosciute anche se non sono stati versati contributi, sono costituite ad esempio dall’assegno sociale e dalle prestazioni di invalidità civile.

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Il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano

Il secondo pilastro del sistema pensionistico italiano è rappresentato dalla previdenza complementare attraverso i fondi pensione e gestita con il sistema della capitalizzazione. La previdenza complementare è lo strumento che permette di integrare, al momento del ritiro dal lavoro, la pensione obbligatoria, con delle prestazioni pensionistiche aggiuntive. Essa si aggiunge a quella obbligatoria, ma non la sostituisce ed è fondata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione.

Per ogni iscritto viene creato un conto individuale nel quale affluiscono i versamenti che vengono poi investiti nel mercato finanziario da gestori specializzati in strumenti finanziari (azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari, quote di fondi comuni di investimento) e che producono, nel tempo, rendimenti variabili in funzione dell’andamento dei mercati e delle scelte di gestione.

Dopo la riforma, i fondi pensione si possono suddividere in 3 categorie:

  • Fondi pensione negoziali
  • Fondi pensione aperti
  • Piani individuali previdenziali (PIP), che sono delle vere e proprie polizze assicurative, pur potendo utilizzare la denominazione fondo pensione.

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I Fondi pensione negoziali

I Fondi pensione negoziali sono fondi chiusi che vengono istituiti a beneficio di specifiche categorie di lavoratori, come ad esempio:

  • Dipendenti privati che appartengono alla stessa categoria contrattuale, alla stessa impresa o gruppo di imprese, allo stesso territorio
  • I familiari del lavoratore, se lo statuto del fondo lo preveda
  • Dipendenti pubblici che appartengono a specifici comparti di contrattazione
  • Soci lavoratori di cooperative
  • Autonomi e liberi professionisti anche organizzati per aree professionali e territoriali

Le fonti istitutive dei fondi pensione negoziali possono essere:

  • I contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dai rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori
  • Gli accordi tra i soci lavoratori di cooperative, promossi da associazioni nazionali del movimento cooperativo
  • Gli accordi tra lavoratori autonomi e liberi professionisti promossi dai relativi sindacati o associazioni di categoria
  • Le Regioni, attraverso una Legge regionale

L’attività del Fondo pensione è disciplinata dallo statuto, documento che raccoglie gli elementi identificativi del fondo le caratteristiche, i profili organizzativi e i rapporti con gli aderenti. Eventualmente, lo statuto può contenere un regolamento per disciplinare le modalità di associazione, le quote associative e tutto quanto attiene al funzionamento organizzativo e amministrativo del fondo, in modo da rendere più agevoli operazioni di modifica in queste aree.

La Governance di un fondo pensione negoziale è costituita da quattro organi:

  • L’Assemblea dei delegati. È generalmente formata dai rappresentanti dei lavoratori (attivi e pensionati) e delle imprese in egual misura. Nomina i membri del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei sindaci. Approva e modifica lo statuto. Approva il bilancio. Delibera l’eventuale scioglimento dell’associazione.
  • Il Consiglio di amministrazione. Amministra il fondo e stabilisce la politica di investimento. Selezionare il gestore, la banca depositaria, la compagnia di assicurazione per l’erogazione delle rendite. Inoltre, elegge il Presidente, che ha funzioni anche di rappresentanza legale del fondo pensione stesso, il Direttore generale con funzioni attuative degli indirizzi degli obiettivi del fondo, e il Responsabile del fondo.
  • Il Collegio sindacale. Si occupa del controllo contabile e del controllo dell’operato del Consiglio di amministrazione.
  • Il Responsabile del fondo pensione. Ha il compito di verificare che la gestione sia svolta nell’esclusivo interesse degli aderenti, nel rispetto della normativa, anche regolamentare e di indirizzo emanata dalla COVIP e delle previsioni di natura contrattuale.

L’adesione ad un fondo pensione negoziale è volontaria. Nel caso in cui il lavoratore non esprime esplicitamente alcuna scelta sulla destinazione del proprio TFR, nei termini previsti dalla legge, viene iscritto automaticamente alla forma pensionistica collettiva adottata dal contratto nazionale di lavoro o dall’accordo aziendale. Trascorsi due anni dall’adesione, l’iscritto può chiedere il trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare senza sostenere oneri.

Per i lavoratori dipendenti la contribuzione viene stabilita in sede di contrattazione collettiva. Il lavoratore versa al fondo pensione negoziale tramite Il datore di lavoro:

  • Le quote del TFR che maturano dopo l’adesione
  • Il contributo a proprio carico, nella misura prevista dall’accordo contrattuale con possibilità di contribuire in misura superiore
  • Il contributo del datore di lavoro, nella misura prevista dall’accordo contrattuale

Nella possibilità prevista di versare soltanto il TFR, il datore di lavoro non ha l’obbligo di versare il proprio contributo.

In caso di fondo pensione negoziale destinato ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti la contribuzione riguarda unicamente l’iscritto.

Nei fondi pensione negoziali rivolti ai dipendenti pubblici la contribuzione è formata dal contributo individuale e da quello del datore di lavoro nonché dalle quote virtuali di TFR.

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I Fondi pensione aperti

I fondi pensione aperti sono forme pensionistiche complementari alle quali possono iscriversi tutti coloro che, a prescindere dalla situazione lavorativa, intendano conseguire una rendita integrativa della pensione di base. La peculiarità dei fondi aperti, rispetto a quelli negoziali, consiste nella possibilità di gestire direttamente le risorse che affluiscono al fondo.

I soggetti che possono creare gestire un fondo pensione aperto sono:

  • Le banche
  • Le società di gestione del risparmio (SGR)
  • Le società di intermediazione mobiliare (SIM)
  • Le imprese di assicurazione

Il patrimonio del fondo è separato da quello della società che la gestisce e quindi anche in caso di fallimento di quest’ultima non può essere utilizzato per soddisfare i diritti vantati dai creditori della società.

I fondi aperti si possono raggruppare in due categorie:

  • Fondi generici. Sono rivolti a soggetti indeterminati.
  • Fondi dedicati. Sono rivolti a particolari categorie di utenti.

Il regolamento del fondo pensione aperto, predisposto sulla base delle indicazioni fornite dalla COVIP, deve contenere identificativi del fondo, le caratteristiche, i profili organizzativi e i rapporti con gli aderenti.

Nei fondi pensione aperti il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale non sono costituiti ad hoc poiché risultano già esistenti nella struttura dei soggetti istitutori.

Per quanto riguarda la figura del Responsabile del fondo pensione, la nomina avviene dalla società che crea e gestisce il fondo. I suoi compiti riguardano la verifica della gestione, da attuarsi nell’esclusivo interesse degli aderenti, nel rispetto della normativa, anche regolamentare e di indirizzo emanata dalla COVIP e delle previsioni contenute nei regolamenti, la vigilanza sul rispetto dei limiti di investimento, sulle operazioni in conflitto di interesse.

Siccome non è prevista invece una rappresentanza degli iscritti, il legislatore ha una serie di regole, controlli e sanzioni, predisposte dal legislatore, a tutela degli aderenti.

Se nel fondo aperto con adesione collettiva partecipano almeno 500 lavoratori di una singola azienda o gruppo, è previsto l’istituzione di un organismo di sorveglianza. Tale organismo è composto da rappresentanti del datore di lavoro e dei lavoratori e da due membri indipendenti ed ha il compito di rappresentare gli interessi degli aderenti, verificando amministrazione e gestione del fondo.

L’adesione a un fondo pensione aperto è volontaria e non necessariamente legata alla condizione lavorativa. Infatti, si può aderire anche se non si svolge alcuna attività lavorativa. Possono aderire ad un fondo pensione aperto:

  • I lavoratori dipendenti su base collettiva o su base individuale tramite contratti di assicurazione sulla vita
  • I familiari a carico dei lavoratori dipendenti, se il Regolamento di questo lo prevede
  • I lavoratori autonomi
  • I liberi professionisti
  • I non lavoratori

L’adesione su base collettiva può avvenire anche in forma tacita qualora il lavoratore non esprima, nei termini previsti, alcuna scelta in merito alla destinazione del proprio TFR. Il lavoratore viene così iscritto al fondo aperto individuato dall’accordo o regolamento aziendale. Trascorsi due anni dall’adesione, la possibilità di trasferimento della posizione maturata presso un’altra forma pensionistica complementare senza sostenere oneri.

L’adesione su base individuale del lavoratore dipendente prevede la libera scelta degli importi, anche il solo TFR, e della periodicità di contribuzione, modificabili in qualsiasi momento. Non è automatico il contributo del datore di lavoro. Nel caso di un lavoratore dipendente pubblico si può versare solo il contributo individuale ma non il flusso di TFR.

Il lavoratore autonomo o il libero professionista è completamente libero di scegliere importo e periodicità della contribuzione, con possibilità di modifica successiva all’adesione.

I Piani individuali Pensionistici (PIP)

I Piani Individuali Pensionistici (PIP), detti anche Forme Individuali Pensionistiche (FIP), sono strumenti previdenziali che consentono, al pari dei fondi pensione, di erogare prestazioni integrative di natura pensionistica rispetto a quelle del sistema pubblico. Tali strumenti previdenziali vengono istituite dalle imprese di assicurazione autorizzate dall’ISVAP.

A differenza dei fondi pensione, l’adesione ai PIP è a carattere individuale e ciò comporta dei vantaggi come la possibilità di interrompere, e poi eventualmente riprendere, il versamento dei premi prestabiliti senza che il contratto si interrompa o venga penalizzato.

Alla pari dei fondi aperti, i PIP sono costituiti sotto forma di patrimoni separati e autonomi rispetto a quello dell’impresa di assicurazione che li istituisce e destinati esclusivamente al pagamento delle prestazioni agli iscritti.

L’attività del PIP è disciplinata dal regolamento che, unitamente alle condizioni generali di contratto, ne definisce gli elementi chiave, come già visto nel regolamento del fondo pensione aperto.

Per quanto riguarda il profilo organizzativo, oltre al Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale dell’impresa assicurativa istitutrice, l’organizzazione interna di un PIP prevede la presenza di un Responsabile del PIP. Il Responsabile del PIP viene nominato dall’impresa di assicurazione stessa e assolve gli stessi compiti del responsabile di un fondo pensione aperto, in autonomia e indipendenza, a garanzia degli interessi degli iscritti.

L’adesione a un PIP è volontaria, su base individuale e indipendente dalla propria condizione lavorativa e dallo svolgimento di un’attività. Tali piani possono essere destinatari di adesioni in forma tacita. Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti pubblici, loro possono aderire a un PIP solo su base individuale.

Come per i fondi pensione aperti, sono previsti sia l’iscrizione dei familiari a carico (se previsto dal regolamento), sia l’eventuale trasferimento della posizione trascorsi due anni dall’adesione.

Le caratteristiche della contribuzione sono le stesse previste per l’adesione individuale del lavoratore dipendente ai fondi pensione aperti, nonché i trattamenti per lavoratori autonomi e pubblici.

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Il terzo pilastro del sistema pensionistico italiano

Il terzo pilastro del sistema pensionistico italiano è rappresentato dalla previdenza integrativa, che ciascuno può realizzare attraverso forme di risparmio individuali per potere integrare sia la previdenza pubblica sia quella complementare. In questo modo si ha la possibilità di mantenere il proprio tenore di vita al momento della pensione.

Tra gli strumenti principali che rientrano nel terzo pilastro possiamo menzionare:

  • Le polizze assicurative vita non tradizionali come ad esempio le polizze Index linked e Unit linked
  • Le polizze assicurative vita tradizionali
  • I fondi comuni di investimento
  • I buoni postali fruttiferi.
  • Le azioni
  • Le obbligazioni

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