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finanza comportamentale Behavioral FinanceGli investitori non sono razionali e commettono errori in continuazione quando investono in borsa. Tali errori vengono messi in evidenza anche dalla Finanza comportamentale che spiega gli errori che di solito si fanno nelle scelte di investimento.

Se all’inizio la Finanza comportamentale metteva solo in evidenza gli errori, nel tempo essa ha cominciato anche a sviluppare e proporre soluzioni ai maggiori bias da essa rilevati e descritti, diventando cosi una scienza più organica.

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Tecniche diffuse per correggere gli errori nelle scelte di investimento

Il processo di debiasing, o correzione degli errori comportamentali, si pone come obiettivo tanto la riduzione quanto l’eliminazione dei bias comportamentali e delle euristiche che interessano i comportamenti degli individui. Le tecniche più diffuse per correggere gli errori comportamentali che avvengono durante le scelte di investimento sono:

  • Consider the opposite. Questo metodo sembra essere efficace contro numerosi bias tra i quali l’ancoraggio, l’overconfidence e l’euristica della disponibilità. Questo semplice comportamento si risolve nel porsi autonomamente delle domande come ad esempio sulle ragioni in cui il comportamento si dimostrerà sbagliato, ecc.
  • Training (Learning by doing). Questo metodo sembra funzionare su hindsight bias, disposition effect e anche contro l’importanza che i soggetti attribuiscono ai sunk costs. L’aumentare la conoscenza e la capacità di identificazione dei bias non sempre sembra avere un effetto positivo nella loro correzione, almeno non per tutti i generi di bias. Lo sperimentare concretamente situazioni nelle quali questi bias appaiono ed ottenere un feedback immediato su ciò che essi provocano sembra essere un metodo efficiente per la sua correzione.
  • Accountability o affidabilità. I soggetti quando intendono prendere una decisione devono prima cercare di riflettere su come spiegherebbero a terzi le motivazioni che gli hanno spinti ad agire in un modo invece che in un altro. È stato dimostrato che questo modo di comportarsi spinge gli individui a prendere in considerazione i punti deboli della scelta che stanno per compiere. L’affidabilità che un terzo ripone nella bontà della scelta fatta da un individuo spinge lo stesso ad agire in maniera più consapevole e a prendere in considerazione tutte le eventuali problematiche relative alla scelta stessa.
  • Group decisions. Prendere decisioni in gruppo sembra essere un buon metodo di debiasing per diverse ragioni, ad il controllo sulla bontà delle decisioni prese da un affiliato, la creazione di sinergie grazie alle diverse conoscenze e capacità che i soggetti hanno ecc.
  • Cooling off period. Le persone felici formulano previsioni per il futuro troppo ottimistiche, invece soggetti che attraversano un momento di tristezza tendono a formularne previsioni troppo pessimistiche. Ci sono quindi numerose evidenze che fattori psicologici hanno preponderante influenza nelle scelte degli individui rispetto anche ad alti livelli di conoscenze e competenze nel campo in questione. L’imposizione volontaria di periodi entro i quali esercitare il diritto di recesso possa essere un metodo di debiasing efficace contro gli stati emotivi dei soggetti che spesso gli conducono a scelte non ottimali.

Spesso, però, la correzione degli errori comportamentali è estremamente difficoltosa poiché gli errori in questione nascono da modi di ragionare che sono estremamente radicati nel cervello.

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Altre tecniche per correggere gli errori nelle scelte di investimento

Ci sono anche altre tecniche che vengono utilizzate per correggere i bias nelle scelte di investimento, tra cui possiamo menzionare:

  • L’approccio semi paternalistico. Tale metodo propone una soluzione proposta che si delinea come un compromesso tra un intervento istituzionale, che obbliga i soggetti ad agire in determinati modi, ovviamente con il fine di apportare loro benefici, e un completo liberismo, che lascia invece gli individui completamente liberi di agire, o non agire affatto. Alcune posizioni estremamente paternalistiche propongono addirittura di vietare a determinate categorie di soggetti l’accesso a particolari strumenti finanziari più rischiosi. Questo, oltre ad essere discriminante, in quanto non è detto che tutti gli individui all’interno della categoria che è stata limitata non siano in grado di manipolare gli stessi, potrebbe provocare anche una minore innovazione finanziaria. Lasciare invece gli individui completamente liberi di effettuare le loro scelte potrebbe essere ancora più penalizzante per gli stessi. È stato dimostrato l’esistenza del bias della procrastinazione che porta gli individui semplicemente a non agire, a rimandare decisioni che invece dovrebbero essere prese in modo celere, a basarsi più sui bisogni attuali che su quelli futuri, creando come si può ben immaginare numerosi problemi soprattutto nel campo dei contributi previdenziali. Siccome entrambe queste radicali posizioni presentano molti problemi, allora si cerco di trovare un compromesso tra le due che però non porto i risultati desiderati.
  • La disclosure sulle caratteristiche degli strumenti finanziari. Si tratta di un altro metodo che ha come obiettivo quello di tutelare gli investitori fornendo una serie di informazioni sul prodotto finanziario. Spesso, però, più informazioni potrebbero distogliere l’attenzione da ciò che è effettivamente importante inducendo il soggetto in errore. Questo fenomeno è noto con il nome di information overload. Un altro problema che viene in rilievo è il cosiddetto choice overload a causa del quale gli individui posti di fronte ad un elevato numero di opzioni preferiscono quelle che sono più facilmente comprensibili e che comportano il minore numero di scelte. Inoltre, anche la modalità di presentazione delle informazioni fornite è particolarmente rilevante nella scelta del prodotto nel quale investire. Di solito, le caratteristiche che vengono maggiormente sottolineate sono quelle che in ultima analisi vengono tenute in considerazione nella scelta. Una soluzione può essere quella di utilizzare grafici e tabelle standardizzate da tutte le società che offrono lo stesso prodotto per comparare i prodotti. Migliore disclosure finanziaria quindi può servire, ma solo marginalmente, la soluzione ottimale sembra essere quella di semplificare e standardizzare i prodotti finanziari medesimi.
  • L’educazione finanziaria. Con il termine educazione finanziaria, si intende il processo attraverso il quale consumatori ed investitori migliorano la loro conoscenza dei prodotti e dei concetti finanziari, come ad esempio quello di rischio, e grazie alle informazioni, istruzioni e consigli che ottengono riescono a sviluppare e migliorare le loro capacità in materia finanziaria. Alcuni ricerche empiriche hanno evidenziato che l’educazione finanziaria non si trasforma direttamente in cambiamenti nel modo di agire, sia nel breve che nel lungo termine e i programmi sull’educazione finanziaria influenzano solo una percentuale minoritaria dei destinatari e con effetti modesti. Per essere efficaci i programmi di educazione finanziaria devono essere strutturati diversamente da come avviene nella maggior parte dei casi, ad esempio essere individuali, essere continui, motivare le persone, offrire la possibilità di mettere in pratica ciò che si studia, insegnare nozioni riguardanti la tutela del consumatore e la regolamentazione attuale, proporsi inizialmente con lo scopo di generare piccoli cambiamenti nel comportamento, in quanto gli individui raramente cambiano radicalmente il loro modo di agire e quindi devono essere quindi.
  • La consulenza finanziaria. La direttiva europea MIFID definisce la consulenza finanziaria come la prestazione di raccomandazioni personalizzate ad un cliente, dietro sua richiesta o per iniziativa del prestatore del servizio, riguardo ad una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario. La materia della consulenza finanziaria acquista rilievo in questo ambito in quanto uno dei punti deboli dei programmi di educazione finanziaria risiede nel fatto che essi sono spesso proposti a classi o gruppi eterogenei di individui, ognuno con diverse esigenze e necessità. Dal momento che sembra impensabile, sotto un profilo tanto di costi che di tempo, creare programmi educativi personalizzati, ciò che più si avvicina a questo genere di formazione sono i servizi di consulenza. Il consulente oltre ad attuare educazione finanziaria al soggetto può anche aiutarlo nell’interpretazione di quei dati e caratteristiche la cui pubblicazione è resa obbligatoria dalle regole sulla disclosure. La consulenza finanziaria riesce a risolvere i problemi sorti con la disclosure e l’educazione finanziaria. Nonostante questi effetti positivi generati dalla consulenza finanziaria vi sono alcuni studi empirici, recenti, che evidenziano come la consulenza finanziaria possa generare effetti negativi.

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Conclusione

Le tecniche utilizzate per correggere gli errori nelle scelte di investimento hanno una serie di limitazioni e spesso non producono gli effetti desiderati. Alcuni studi evidenziano che essi portano benefici, altri evidenziano il contrario. Ricordiamo però, che i risultati di questi studi dipendono anche dai metodi di valutazione e dai dati utilizzati e quindi non si deve basarsi solo sul risultano finale dello studio, ma bensì capire anche come si è arrivati a tale risultato.

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